20/02/2006
16:30

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Viaggio di Nozze... dall'altra parte del mondo

AUSTRALIA

 

Le cose più belle che io abbia mai visto (finora) sono in Australia!
Questa nazione immensa è stata, con Hong Kong (posto magnificamente delirante), la meta del mio viaggio di nozze, l'anno scorso.

Per ragioni di tempo abbiamo dovuto escludere la parte ovest, con Perth, ma proprio per lo stesso motivo, ogni giorno è stato vissuto a occhi spalancati, per catturare ogni singolo particolare.


AustraliaIl tour:

25-27 maggio 2005

Darwin e Kakadu National Park

28-29 maggio 2005

Ayers Rock

29 maggio-1 giugno 2005

Kangaroo Island (arrivo e rientro su Adelaide)

1-3 giugno 2005

Sydney (scalo tecnico a Melbourne)

3-6 giugno 2005

Cairns

 

Dal momento della partenza all’arrivo a casa, abbiamo fatto 56 ore di volo. Le tratte più lunghe (Milano-Francoforte-Singapore-Darwin e, al ritorno, Hong Kong-Londra-Milano) hanno avuto una durata di circa 16 ore e 12 ore rispettivamente. All’interno dell’Australia, ovviamente, i voli interni erano all’ordine del giorno (d’altronde, l’unico mezzo per muoversi in spazi così estesi è l’aereo).


Darwin e il Kakadu National Park


Siamo entrati in Australia da nord. Darwin è stata la nostra prima tappa: una città che ha sofferto la distruzione per colpa degli uragani, ma che gode di una posizione geografica straordinaria, alle porte del Kakadu National Park, il nostro primo passo verso un ambiente naturale favoloso, fatto di uccelli in libertà e animali, che, se mai mi era capitato di vedere nel nostro continente, era stato in uno zoo.

008_250505_Darwin_Bicentennial Park_Pavoncella Mascherata00144_250505_Darwin_Bicentennial Park_uccello dal becco lungo e ricurvo00141_250505_Darwin_Bicentennial Park_mucca a forma di uccello









00205_260505_Kakadu National Park_stormo di Kakatua00126_250505_Darwin_Bicentennial Park_il varano00292_260505_Kakadu National Park_tour sulla Yellow Water_Coccodrillo


Siamo arrivati a Darwin da Singapore alle 4 del mattino (ora locale) e, a bordo di un taxi, abbiamo raggiunto il nostro hotel (Mirambeena Resort), notando come, per strada, la gente stesse facendo jogging: "normale -ci ha detto il taxista- più tardi fa troppo caldo"... già... come abbiamo fatto a non pensarci? L'indomani (qualche ora più tardi, per la verità, ma noi eravamo così provati dal fuso orario che non sapevamo bene dove e "quando" fossimo) abbiamo fatto una passeggiata esplorativa in città. Una località dal sapore coloniale, di frontiera, dove sono sbarcate numerose famiglie europee, che Darwin ha scelto di ricordare con diverse file di piastrelle incastonate nella pavimentazione dei parchi della città. Una città talmente recente, da annoverare tra le attrattive culturali i serbatoi di carburante sotterranei, nascosti durante la seconda guerra mondiale.

003_250505_Darwin_ex Brown00135_250505_Darwin_Bicentennial Park_Remarkable Territorians012_250505_Darwin_Lyons Cottage_ex British-Australian Telegraph Residence













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In questa città abbiamo visto i primi negozi aborigeni, i primi uccelli strani e abbiamo scoperto un locale che consigliamo vivamente: The Hog's Breath Café (hamburger, T-bones, patatine fritte e birra). Non si può dire "tutta salute"... ma certamente è un’esperienza!




Gli elementi più belli di questa parte dell'Australia sono preziosamente conservati all'interno del Kakadu National Park. Una distesa di piante e animali liberi davvero spettacolare. Un tour (o più di uno) in questo ambiente è davvero da fare. Soprattutto sulla Yellow Water o sull’Alligator River (acque abitate dai coccodrilli), partendo dal Gagudju Lodge Cooinda e dormendo almeno una notte al Gagudju Crocodile Hotel, un albergo fantastico a forma di coccodrillo, dove simpatici dépliant in stanza ricordano che i veri abitanti del posto sono gli animali e invitano gli ospiti a non sopprimerli qualora ne trovassero qualcuno (per lo più lucertoline o formiche) sotto il letto. A proposito, al risveglio, con tutta probabilità, vedrete gli alberi neri. Non spaventatevi: sono centinaia di pipistrelli addormentati.


044_270505_Kakadu National Park_tour sull038_260505_Kakadu National Park_Hotel Gagudju Crocodile_Mora davanti a vista aerea dell036_260505_Kakadu National Park_tour sulla Yellow Water









00315h_260506_Kakadu National Park_tour sulla Yellow Water_coccodrillo00298c_260505_Kakadu National Park_tour sulla Yellow Water00287_260505_Kakadu National Park_tour sulla Yellow Water_Coccodrillo












In questa zona vivono anche alcune comunità di aborigeni... non si potrebbero fotografare, perché sono convinti che una foto possa rubare la loro anima... in verità reminescenze di storia moderna mi fanno ricordare che il furto dell'anima avviene attraverso gli occhi... per cui ho osato fotografarli di spalle (forse è una scusa, ma devo giustificare la mia fotomania).
Da segnalare, inoltre, la pazzia degli australiani, che attraversano i loro "billabong" (letteralmente, pozzanghere, ma trattasi di distese enormi simil-paludoso-acquose) direttamente in macchina, sprezzanti del pericolo-coccodrilli... ma è anche per questo che li abbiamo follemente amati... e, per adeguarci al loro stile di vita, ci abbiamo mangiato sopra... una colazione a base di caffè americano (con latte, per carità!) e supermegaspectacular muffin (ai mirtilli, ma qualsiasi "berry" va bene -strawberry, blueberry, raspberry...) in quello che per lontana similitudine abbiamo definito "autogrill".


00241_260505_Kakadu National Park_Anbangbang Billabong_dove girarono Crocodile Dundee00360_270505_Kakadu National Park_Mora con billabong00196_260505_Kakadu National Park_Mora colazione














Al ristorante, invece, il menu è quanto di più originale si potesse sperimentare: non sono mancati infatti canguro, coccodrillo ed emu. Quando ho detto a mio fratello che li avevo provati, mi ha intimato: “se tocchi il koala, non tornare più a casa!”… Ho ascoltato il “consiglio”.

00237_260505_Kakadu National Park_sito di Anbangbang_Orazio e il termitaio00388_270505_Kakadu National Park_tour sull


Nota curiosa:
in Australia esistono i termitai più grandi del mondo (nel sito Cathedrals of the North ce ne sono di giganteschi) e, per completare la conoscenza della cultura aborigena non può mancare l’ascolto di un australiano che suona il "didgeridoo"... la tentazione di provare è davvero fortissima, ma occorre sapere che, se lo suona una donna, c'è il rischio che rimanga incinta (io ve lo dico, poi vedete voi).


 



Ayers Rock, il cuore rosso dell'Australia



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Fra le cose più affascinanti di questa terra sicuramente spicca ULURU (leggi "ulurù"). E’ un macigno gigantesco sopravvissuto a un'erosione millenaria che, con venti fortissimi, ha spazzato via tutto quello che c'era attorno. Si narra, infatti, che in una pianura alta quanto la cima di questa montagna si creò un immenso buco. Questo buco fu riempito di rocce e sabbia e quando venne il tempo dei grandi venti tutta la pianura fu spazzata via e rimase intatto solo il contenuto del buco, ormai profondissimo. Questi sedimenti finiti nel buco, appunto, sono oggi Uluru. Accanto a questo monte, sacro agli Aborigeni (si può scalare, ma siccome la comunità aborigena non gradisce, io e mio marito abbiamo preferito evitare) c'è un'altra formazione dalla stessa origine: Kata Tjuta.
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Queste rocce sono formidabili: sono di un rosso vivissimo all'alba, diventano arancione nel corso della giornata e si tingono di viola al tramonto.

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Uno spettacolo strabiliante, da rimanere senza fiato.

Sembra quasi di non aver mai visto tanta natura tutta insieme...



Quando si arriva qui occorre fare almeno 2 cose fondamentali.

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LA PRIMA:
il tour attorno a Uluru prima dell'alba.
Si parte da Ayers Rock -dove alloggerete (noi, all’Ayers Rock Resort)- verso le 4 del mattino (per carità, copritevi, se non volete diventare blu o assumere uno splendido colorito verdastro! Questo è il deserto... e quando è buio si gela!).


Si arriva a Uluru e si inizia a camminare attorno alla montagna, fino ad arrivare esattamente davanti al punto in cui sorge il sole... e qui lo spettacolo vale i meno 10 gradi patiti! Si continua poi la passeggiata osservando i vari crepacci nella roccia, carichi di storia e leggenda, tra cui un anfratto in cui ancora oggi si dice che le donne aborigene vadano a partorire. Il tour (una decina di km a piedi) permette di vedere da vicino la particolarità del deserto australiano: terra rossa, come fosse aridissima, popolata però da arbusti e vegetazione verdissimi!

00493e_280505_Ayers Rock_Sound of Silence Dinner_Oraz a tavola00493a_280505_Ayers Rock_Sound of Silence Dinner_Mora a tavolaLA SECONDA COSA DA FARE: la cosiddetta "Sound of Silence dinner".
All'imbrunire si viene accompagnati nel deserto per una cena nel silenzio e nell'oscurità di questo spazio immenso (come sopra: raccomandato coprirsi!). Un'area è appositamente allestita con tavoloni rotondi (noi abbiamo avuto la fortuna di sedere con gente proveniente da tutta l'Australia - lo Stato è più grande dell'Europa, per cui per chi vive in questa nazione la visita ad Ayers Rock sarebbe come una nostra visita a Oslo, non come un “normale” spostamento Milano-Roma).
Qui gli chef cucinano autentiche prelibatezze all'aperto, finché il sole non cala completamente. Rimane solo la luce delle candele e, ultimato il secondo, si spegne tutto. Si è seduti in silenzio nel buio. E non rimane che GUARDARE IL CIELO... dove è visibile, con tutto il carico emotivo che può trasmettere una meraviglia del genere, la VIA LATTEA. E' indescrivibile. Al limite della commozione: uno sciame di stelle che in Europa non si possono vedere. E una guida, avvalendosi di un faro (di quelli che noi usiamo fuori dalle discoteche per richiamare i ragazzini!), puntava verso le stelle più brillanti e, una dopo l'altra, come unendo i puntini della Settimana Enigmistica, mostrava la costellazione dello Scorpione, che nel nostro continente non si vede, e illuminava Giove (che noi dall’Italia non vedremo mai!).


051_280505_Volo per Ayers Rock_il cuore rosso dell00491_280505_Ayers Rock_ORAETLAMORA_Sound of Silence Dinner052_280505_Volo per Ayers Rock_il cuore rosso dellQueste immense montagne sono nel centro del deserto australiano, nei pressi di un piccolo centro turistico che si chiama Ayers Rock, dove ha sede, oltre al villaggio-albergo, anche il piccolo aeroporto, da raggiungere per arrivare nel "cuore rosso dell'Australia".


00462_280505_Volo per Ayers Rock_il cuore rosso dell







E dall'alto lo spettacolo non ve lo descrivo neanche!!!












Kangaroo Island



084_300505_Kangaroo Island_Mora e il cangurino00581_300505_Kangaroo Island_Aeroporto di KingscoteKangaroo Island è l’Australia selvaggia. L’isola di Kangaroo è stato l’ultimo territorio civilizzato dell’Australia e per questo ha conservato la sua primordiale forza naturale. Qui i canguri, i koala, i leoni marini, le echidne (mai vista una?), le foche, strani uccelli giganti, tipo struzzi primitivi, con un corno in testa e persino i cigni neri sono a casa loro e noi, che non avevamo mai visto niente di simile prima, abbiamo attraversato quest’isola letteralmente a bocca aperta.



00618_300505_Kangaroo Island_cangura con bebé00620l_300505_Kangaroo Island_Oraz tra i canguri00607_300505_Kangaroo Island_echidna













00631_300505_Kangaroo Island_uccello con il corno00620g_300505_Kangaroo Island_Mora sfama i canguri00644_300505_Kangaroo Island_pellicani affamati














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La foresta è padrona dell’isola e tra la sua vegetazione vivono i wallaby (una razza di canguro, più piccolo di quel canguro per cui l’Australia è nota), i koala (addormentati -dormono 20 ore al giorno!- sugli alberi di eucalipto -tra cui l’Eucaliptus Fichifolia) e appunto i canguri, da cui l’isola prende il nome.

00599_300505_Kangaroo Island_Eucaliptus Fichifolia


Sulle spiagge, guardando verso sud, di fronte al Polo, sono liberi i leoni marini e le foche pelose (queste nei pressi di Marble Arch). Il vento in un angolo della costa ha scolpito nei secoli alcuni massi (che con originalità sono stati chiamati “Strange Rocks”) che oggi hanno forme strane e bizzarre.


00640k_300505_Kangaroo Island_leone marino a pancia in su00746_310505_Kangaroo Island_Oraz a STRANGE Rocks00777_310505_Kangaroo Island_Marble Arch_foche pelose

Straordinariamente, le api liguri sono qui. In Italia non esistono più. Furono trasportate qui da antichi emigranti e qui riuscirono a riprodursi e a lavorare serenamente (questo è almeno quello che raccontano in una fattoria del posto!). Ovviamente olio di eucalipto e tutti i derivati di questa pianta qui non mancano (in una delle distillerie più note potete acquistare il prodotto che preferite –dal burro di cacao alle caramelle, all’olio per massaggiare i piedi-), ma purtroppo qui i gatti in cattività sono malvisti (e addirittura uccisi e le loro pelli vendute). Sembrerà strano, però è una cattiveria “comprensibile” (anche se non giustifica in alcun modo il commercio delle pelli!) … il fatto è che il gatto non ha nulla a che fare con questo ambiente. È stato importato dall’Europa e non ha nemici naturali, per cui rischia di distruggere l’ecosistema.


070_300505_Kangaroo Island_Mora all108_310505_Kangaroo Island_il faro a Marble Arch103_310505_Kangaroo Island_azienda di distilleria dell











A parte questo “dettaglio”, l’isola è semplicemente splendida e si visita in 2 giorni con un tour in pullman (SeaLink tour operator). Si arriva la mattina da Adelaide, si dorme qui una notte e si riparte la sera successiva, sempre per Adelaide. Noi abbiamo dormito in un bed and breakfast (Sea View Lodge) straordinario gestito da una coppia che la mattina ci ha fatto trovare una colazione magnifica a base di marmellate, dolcetti e un sacco di leccornie.


101_310505_Kangaroo Island_Seaview Lodge100_310505_Kangaroo Island_panorama dal Seaview Lodge

Siamo arrivati a tarda sera e loro non preparavano la cena. Ci hanno quindi consigliato di andare nel centro del paese, nel ristorante di un albergo e, indicandoci la via (un chilometro circa), ci hanno dato una torcia… la cosa ci sembrava strana, ma una volta fuori, fatti due passi, ci siamo accorti che il paese era completamente al buio e, ai lati della strada, nella baia, si sentivano solo le “voci” dei pinguini. Un po’ faceva paura, ma una volta arrivati al ristorante e, dopo cena, rientrati, abbiamo davvero apprezzato l’esperienza: abbiamo pensato che doveva far parte del “pacchetto avventura” dell’isola.


106_310505_Kangaroo Island_on the road098_300505_Kangaroo Island_nella notte BUIA di Penny Shaw111_310505_Kangaroo Island_Flinders Chase National Park_Oraz e l









Sydney e Cairns... ultime tappe in Australia



Le ultime due tappe in Australia sono state sulla costa orientale. Sydney è una città entusiasmante: gente che gira scalza in città, businessman in giacca e cravatta, uomini e donne di centinaia di nazionalità diverse perfettamente integrati in una metropoli di cui fai subito parte. Non ti senti straniero a Sydney. Anche tu sei uno di loro. E appena arrivati (pernottamento al Corus Hotel), ovviamente tappa obbligata ai luoghi simbolo della città: Opera House, Harbour Bridge e la vista sul porto by night.

00926_310505_Sydney_Mora davanti alla Opera House00959_310505_Sydney_Palazzi di Circular Quay00929_310505_Sydney_Oraz davanti all


Passeggiare per Sydney è proprio bello. Dal quartiere più antico, che si chiama "The Rocks", dove i bar di un tempo sono diventati alberghi (per dare ospitalità a coloro che si ubriacavano e non riuscivano più a tornare a casa), fino a ChinaTown, una città nella città, dove il mercato, gestito totalmente dagli orientali, dà l'impressione di essere a Pechino e dintorni. Sydney è una città piena di contrasti architettonici: l'antico e il moderno convivono in un'armonia strabiliante...

141_020605_Sydney_tour by boat_The Rocks120_010605_Sydney_MonoRail00987_010605_Sydney_super contrasto urbano
















00993_010605_Sydney_Mora a Cockle Bay... ed è un autentico set a cielo aperto. Qui hanno infatti girato Matrix e Mission Impossible, tanto per citarne giusto un paio... e una delle scene di quest'ultimo è stata ripresa a Cockle Bay.


Una cosa da fare quando si è a Sydney è il tour in barca entrando nel porto, per un colpo d'occhio mozzafiato. E non si può perdere Manly, la spiaggia dei surfisti: spiaggia bianca e onde da capogiro.


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135_020605_Sydney_dintorni di Manly_onde133_020605_Sydney_Manly_il corso principale128_020605_Sydney_Manly_surfisti


Lasciata Sydney, abbiamo concluso il nostro viaggio australiano a Cairns, sulla barriera corallina. In particolare, eravamo al Kewarra Beach Resort, un gruppo di villette in legno perfettamente integrate nella foresta pluviale, dove, tra gli altri, spiccavano gli alberi della carta. Tra i sentieri, molte indicazioni che suggerivano il percorso per la spiaggia. Ingenui, noi pensavamo si trattasse di una spiaggetta attrezzata, invece ci siamo trovati in una baia enorme, tutta per noi.


01572_050605_Kewarra Beach Resort_la spiaggia01432_040605_Kewarra Beach Resort_Orly con palme on the beach150_040605_Kewarra Beach Resort_the beach_donna con aquilone a più bandierine









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Un autentico paradiso e, quando purtroppo siamo stati costretti a partire, sulla strada per l'aeroporto c'era ancora un dettaglio tipicamente australiano che abbiamo portato con noi...

20/02/2006
16:00

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Viaggio di Nozze... dall'altra parte del mondo

HONG KONG

01649_060605_Hong Kong_benvenuto all01654_060605_Hong Kong_tabellone allEro scettica.
Inizialmente Hong Kong non mi attirava per niente.
Specialmente come parte del viaggio di nozze. Ma poi era “di strada”, e allora ho ceduto alla curiosità. E ho fatto bene. Hong Kong è, a giorni alterni, un arcipelago o una penisola con alcune isole a corredo.
Infatti, quando c’è la bassa marea, il mare scopre quel lembo di terra che unisce questa regione al resto della Cina, di cui è tornata a far parte nel 1997, dopo 99 anni di dominio inglese. L’impatto con questa terra è stato fortissimo. Per la prima volta ero in un luogo dove, per etnia, mi si riconosceva quale straniera. Così, ho deciso di tuffarmi a capofitto, cercando di assimilare il più possibile la cultura locale. Un consiglio che trasferisco dai suggerimenti di una delle guide che abbiamo incontrato: “a Hong Kong, prima mangiate, poi chiedete cos’era”.

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Il tour:

6-8 giugno 2005  
   Kowloon

9 giugno 2005  
   Lantau Island

10 giugno 2005  
   Hong Kong Island e Victoria Peak








Kowloon

La parte di città che di tanto in tanto è legata alla terra ferma si chiama Kowloon. Abbiamo alloggiato qui, al Kowloon Hotel. Siamo arrivati nel tardo pomeriggio di un giorno nebbioso e piovoso (un giorno come tanti, a Hong Kong!) e siamo usciti dall’albergo in serata. Una volta in strada, ci siamo accorti che non si poteva decidere dove andare. Si segue la marea umana, a Hong Kong. E se tutti vanno in una direzione, beh, la sola cosa da fare è seguirli. Il primo impatto è stato dunque con il cuore commerciale della città e con le sue luci: insegne, pannelli pubblicitari e tanto, tanto rumore.

01701_060605_Hong Kong_Kowloon_city by night01704_060605_Hong Kong_Kowloon_city by night01706_060605_Hong Kong_Kowloon_city by night










01766_070605_Hong Kong_Kowloon_Mora davanti a Hollywood Street01773_070605_Hong Kong_Kowloon_ Avenue of Stars_stelle e impronte_Orly e impronte Jackie ChanKowloon è il posto migliore della città per comprenderne le contraddizioni. Un mix di usanze millenarie, modernità e imitazioni delle tradizioni occidentali, da far girar la testa: dalla Avenue of Stars, dove i maggiori interpreti del cinema cinese (tra cui Jackie Chan) hanno lasciato le impronte delle loro mani sull’asfalto, a Peking Road, la via della moda, con le boutique delle maggiori firme occidentali; dai manoscritti ricchi di antichi ideogrammi conservati all’Hong Kong Arts Museum alle pagode e agli esercizi di Tai Chi nel Chinese Garden; dalle persone che mangiano le zuppe nelle ciotole, come noi occidentali siamo stati abituati a vederle nei cartoni animati, al fatto che però lo fanno nei più moderni centri commerciali, dotati di connessione internet gratuita 24 ore al giorno, e non in villaggi sperduti.



01727_070605_Hong Kong_Kowloon_indicazioni con tanto di figurine... per chi non capisse...01738_070605_Hong Kong_Kowloon_pubblicità_dettaglio01797f_080605_Hong Kong_Kowloon_pagoda nel giardino cinese









02012_100605_Hong Kong_Hong Kong island_omino che mangia come nei cartoni animati01759_070605_Hong Kong_Kowloon_Museum of Art_Orlyno legge cinese01797h_080605_Hong Kong_Kowloon_omino con kimono giallo che fa Tai Chi in piazza









Lantau Island

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Sull’isola dei pescatori (tour acquistato in albergo), fa impressione vedere le reti, a qualche metro dalla spiaggia, che delimitano l’area balneabile, oltre la quale c’è il pericolo degli squali. A ben guardare, però, ci si accorge che questo non è il solo dettaglio straordinario dell’isola. Questa è tra le zone più autentiche di Hong Kong, anche se le visite turistiche, ormai, sono all’ordine del giorno.



01883_090605_Hong Kong_isola di Lantau_Tai O_Orly entra nel  cuore del villaggio di pescatori01890_090605_Hong Kong_isola di Lantau_Tai O_villaggio di pescatori_palafitte-catapecchie01897_090605_Hong Kong_isola di Lantau_Tai O_villaggio di pescatori_squalo essiccato01880_090605_Hong Kong_isola di Lantau_Tai O_villaggio di pescatori
















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Si trova qui il Budda di bronzo seduto più alto del mondo (ma pare che i buddisti nel mondo si divertano a rubarsi primati del genere ogni anno). È collocato accanto a uno dei pochi monasteri buddisti in cui vengono accolte anche le monache, che, per l’occasione, ci hanno servito un prelibato pranzo vegetariano.





01866_090605_Hong Kong_isola di Lantau_monastero buddhista_Orly davanti al + grande Buddha di bronzo seduto01870_090605_Hong Kong_isola di Lantau_monastero buddhista_preghiere con l01865_090605_Hong Kong_isola di Lantau_monastero buddhista_Mora davanti al + grande Buddha di bronzo seduto












01873_090605_Hong Kong_isola di Lantau_Orlyno davanti al monastero buddhista



Dopo il pranzo, il tour prevedeva un viaggio in barca, a vedere una rarissima specie di delfini, i delfini rosa, che sono simbolo di Hong Kong. Partenza dal porticciolo di Tai O, che, ci ha detto la guida, era lì considerata la “Venezia d’oriente”, e via, al largo, a cercare di scorgere il delfino (impresa davvero ardua).





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Hong Kong Island

Hong Kong Island è la city, raggiungibile da Kowloon con la metropolitana. I suoi ritmi sono frenetici e la vita, oltre che in strada, si svolge nei centri commerciali sorti all’interno di una rete impressionante di edifici altissimi, tutti collegati tra loro da corridoi interni. Si possono trascorrere giornate intere, così, percorrendo chilometri, senza mai uscire all’aria aperta.

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01981c_100605_Hong Kong_Orlyno nei passaggi sopraelevati di Hong Kong island01950_100605_Hong Kong_metropolitana02018_100605_Hong Kong_Hong Kong island_uno dei tunnel che collegano i palazzi di Hong Kong island tutti fra loro











La montagna che sovrasta la city, Victoria Peak, è il quartiere residenziale raggiungibile con la funivia.
A ridosso del porto, invece, c’è il quartiere fieristico, di fronte al quale campeggia un immenso fior di loto, regalato dalla Cina quando la città tornò a esser parte del suo territorio.

01993_100605_Hong Kong_panorama dall02010_100605_Hong Kong_arrivo della funicolare sopra Hong Kong island01998_100605_Hong Kong_Mora con panorama su Hong Kong island












02028_100605_Hong Kong_Hong Kong island_il fior di loto davanti al centro fieristico regalato dalla Cina quando Hong Kong è tor01981_100605_Hong Kong_Hong Kong island_bandiera



Hong Kong è senza dubbio la città più strabiliante che abbia mai visto. Delirante, per certi aspetti, ma certamente da visitare, senza preconcetti e aprendo a un modo di vivere mai sperimentato prima.





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01/02/2006
20:30

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Portogallo

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Il tour:
Agosto 2003
Dal 6 al 13 – Lisbona, Hotel Miraparque – base per le escursioni a Sintra, Cabo da Roca, Queluz, Cascais, Estoril, Mafra, Evora e la Penisola di Setubal (castelli di Palmela, Setubal e Sisimbra).
Dal 13 al 16 – Villamoura (Algarve), Hotel Dom Pedro Marina
Dal 16 al 17 – Lisbona, Hotel Miraparque
 






06 agosto
Partenza per Lisbona da Milano Malpensa. Atterraggio (con applauso) alle ore 22.10 locali. Volo TAP con qualche turbolenza.
Aeroporto di Lisbona. Bus n. 45 (alle 22.30, ora locale, è il solo che porta in centro). Stop a Praça Marques de Pombal. Scesi dal Bus SuperTechMan non aveva capito da che parte eravamo girati. Forse era impegnato a pensare alla Pizaria Pastelaria vista lungo il tragitto, segno che evitare il Bacalau si può!
Ho individuato subito la via dell’albergo (Hotel Miraparque); ovviamente la via è in salita e of course l’albergo è in cima! Per fortuna dietro l’angolo c’è una fermata della Metro (fermata Parque, linha Azul). Di fronte alla nostra stanza il Parque Eduardo VII… un po’ di verde, rilassante (ma con un sacco di cicale!). Temperatura all’atterraggio: 32 gradi!
In TV Sporting Lisboa-Manchester Utd (3-0): partita con incasso in beneficenza per le vittime degli incendi che in questi giorni stanno devastando il Portogallo.
 
NOTA: all’atterraggio l’aereo ha abbassato le luci in cabina: dall’oblò Lisbona illuminata, il ponte sul Tago e noi che sorvolavamo l’Oceano… meraviglioso.
NOTA di SuperTechMan: il nome dell’operazione di beneficenza è, a suo parere, gotico: “Rinascer das Cinzas”, ovvero ‘rinascere dalle ceneri’.
In effetti, è gotico.
 
07 agosto
Dopo aver girato attorno alla Baixa per un’oretta (senza sapere che fosse la Baixa), abbiamo finalmente trovato una fermata del tram (pardon: éléctrico) n. 28. L’abbiamo preso, direzione Alfama. Ci ha mollati al capolinea, facendoci cenno di scendere, per ripartire poco dopo senza di noi (grazie!). Abbiamo fatto 2 passi nel quartiere Graça (senza sapere di essere lì!). Siamo entrati in un supermercato e poi abbiamo preso un altro 28 per finire il giro. In realtà pensavamo di finirlo, ma anche questo 28 ci ha mollati al capolinea (piazza Martin Moniz, ma non sapevamo di essere lì!)… per cui abbiamo dovuto rincorrere un altro 28 per raggiungere l’Alfama e scendere.
Abbiamo fatto qualche foto dai vari Miradouros che ci sono in cima e a piedi ci siamo arrampicati fino alle rovine del Castello. E qui… ho avuto la conferma che gli Iberici sono tutti uguali. Persino gli animali hanno le stesse abitudini! Anche qui, infatti, come accadde a Madrid, un simpatico piccione mi ha lasciato un pensierino su una spalla! Poco dopo sono riuscita a sedermi su una cacca… mancava giusto che la pestassi e avrei fatto l’en plein.
Tuttavia, gira che ti rigira, la giornata è finita in gloria, con i favolosi Pastèis de Belem: dolci di pasta sfoglia ripieni di crema con cannella e vaniglia, spolverati di cacao e zucchero a velo, serviti tiepidi… che spettacolo!!! Li abbiamo comprati in una pasticceria originale, nei pressi della Torre di Belem e del Convento de Los Jeronimos (enorme e stupendo)
 
NOTA 1. mentre passeggiavamo per Praça do Comercio ci hanno fermati 2 volte per venderci marijuana (ecco “comercio” di cosa…)
NOTA 2. per SuperTechMan Lisbona è una Catania abitata da Napoletani
 
08 agosto
Oggi è andata meglio. Da bravi “italiani medi”, pensavamo di poter non leggere la guida, pur avendola comprata. Ma dopo aver letto le prime pagine, abbiamo organizzato le idee e pianificato il tour odierno: giretto nella Baixa (ora che sapevamo cos’era), salita (a piedi) al Chiado, con i suoi grandi magazzini (Fnac su tutti), le rovine del Convento del Carmine, pranzo in un locale spagnolo (caprese per SuperTechMan e calamari per me… ma era Spagnolo, giuro!), visita all’Oceanario e al quartiere ipermoderno del Parque des Naçoes. Infine, Bairro Alto by night con cena al “Bizzarro”, locale più o meno tipico dove ho mangiato Bacalahu Assado com Batadas Cocidas (baccalà arrosto con patate bollite) e dolce della casa (una specie di mascarpone, troppo liquido!). Per SuperTechMan: pancetta in padella con patate fritte e fetta di torta di crema con biscotto sbriciolato sopra (pastosissima!)… e SuperTechMan pensava che il biscotto fosse pan grattato… vabbè. Comunque… Il Barrio Alto va senz’altro visitato la sera!
Considerazione della giornata: dal punto di vista linguistico il Portogallo è un casino: se parli spagnolo si incazzano perché ci tengono alla loro autonomia, ma se parli italiano, ti prendono loro per spagnolo e ti parlano nella tua presunta lingua: uno spagnolo con pronuncia portoghese che devi decifrare. Se poi passi all’inglese, ti guardano sospetti e ti chiedono se sei italiano, dopo di che farfugliano qualche parola (“è tutto?”, “grazie”) e poi ti sorridono. E’ uno strano popolo… dove gli uomini spesso puzzano di sudore e le donne si stra-profumano!
 
NOTA 1. abbiamo visitato l’Oceanario, bellissimo! Tutto era ben spiegato: pesci, ecosistemi, diagrammi… ma quel pesce enorme e bruttissimo che nuotava in mezzo all’acquario, che cos’era? Perché non era segnalato? Mah…
NOTA 2. cinque minuti di SuperTechMan filosofico: davanti all’Oceanario, all’interno dell’area expo, ha detto: “questo è il mondo perfetto: è hi-tech, multietnico, verde, luminoso”… che guru!
NOTA 3. questa frase filosofica è stata ribadita e confermata appena abbiamo scoperto che nella zona Expo c’è la sede di Euro-RSCG Portugal
 
09 agosto
La Triade: Palacio, Giardini, Castelo: Sintra!
Per sfruttare al meglio la Lisboa Card (26,55 Euro di card per mezzi pubblici e un sacco di musei gratis, ma in sole 72 ore – neanche nei Giochi senza Frontiere!!!)… essendo oggi il suo ultimo giorno di utilizzo, mi sono passata tutta la notte precedente in bianco, per vedere cosa era meglio fare oggi. E ho deciso: Sintra. Viaggio gratis e visita del Palazzo gratis… Già! Ma il Palazzo sta in mezzo ai Giardini… e per vedere i giardini… si paga!
Vabbè, paghiamo, entriamo nei giardini, di cui all’ingresso non si vede nulla e scorgiamo il Palacio in cima alla collina. Un allettante bus costituito da una carrozza simil-tram-antico di legno è parcheggiata in attesa di turisti. Ci fiondiamo. Anche il viaggio tra il piazzale d’ingresso e il Palacio si paga! Ma la vecchietta alla guida del possente mezzo, la quale ha probabilmente letto una espressione di “stizza” sul mio viso, si è affrettata a dire “es ida i volta” (ovvero, il biglietto vale per l’andata e il ritorno… e volevo proprio vedere!). Ci siamo e partiamo: ovviamente il percorso del bus è su una stradina irta da cui dei giardini non si vede nulla. Arriviamo al Palacio: una roba strana, rosa, gialla e blu, con azulejos (le famose piastrelle –tipicamente portoghesi- dipinte con “affreschi” azzurri) e sculture di dubbio gusto. Al suo interno, i mobili antichi progettati da Eiffel (sì, quello della torre!), le porcellane di un famoso porcellanista francese, una vasca da bagno con doccia incorporata. Insomma, un palazzo “di design” con mobili “di design” dell’epoca (fine 800, inizi 900). OK, visto questo, siamo ridiscesi con il bus… dei Giardini, neanche l’ombra. Vabbè, per “giardini” forse si intendeva il parco con gli alberi folti… abbiamo deciso, quindi, che li avevamo visti.
Ci siamo quindi diretti verso l’altra attrattiva di Sintra: il Castelo. Andiamo, facciamo il biglietto per entrare (nessuno sconto con Lisboa Card!) e… un dettaglio: ormai con biglietto in mano non troviamo l’ingresso al sito! Ci accorgiamo di una porta girevole curiosa, con al di là una stradina, ma di lì solo gente che esce. Titubiamo… cerchiamo… vicino alla porta una freccia semi-distrutta che ci pare indichi altrove. Poi decidiamo: entriamo di lì. Era l’accesso giusto. E ovviamente il percorso era in salita, per raggiungere le rovine del Castello dei Mori (Kouros). OK, visto anche questo… è tempo di andare. Ritorniamo alla porta girevole, dove altri ragazzi italiani in difficoltà si interrogano sul fatto che quello sia o meno l’ingresso giusto. SuperTechMan, mosso da pietà e spirito patriottico dice loro: “Il Castello è da quella parte!”. Estremamente sollevati, ringraziano di cuore!
Usciamo, e ci mettiamo in attesa dell’autobus per scendere alla stazione. Già… l’autobus!!! Sia all’andata che al ritorno ci becchiamo lo stesso autista pazzo che percorre una strada stretta, in salita, con burrone accanto, senza protezioni, a tutta velocità. All’andata è riuscito a evitare un frontale con un camion per pura fortuna. Il ritorno è stato un po’ meno avventuroso. Ci siamo fermati a fotografare il Palacio Nacional de sintra (‘na roba bianca e gialla con due coni davanti –che poi ho scoperto essere camini giganteschi che si sviluppano sotto terra) e poi giù alla stazione. Qui accanto, da “Pizza Hut”, abbiamo fatto un break.
Una volta a Lisbona abbiamo iniziato a cercare un ‘rent-a-car’. Le pagine gialle ne indicavano uno al Parco delle Nazioni, che noi ovviamente non abbiamo trovato. Quindi abbiamo dirottato su “Pans” al megacentrocommerciale “Vasco de Gama”, al Parco des Naçoes.
 
10 agosto
“Oggi? Oggi andiamo a Cascais, Estoril, Cabo da Roca e Mafra”… sì, magari! I nostri progetti, durante questa vacanza sono stati continuamente messi in discussione, modificati, rimandati. Dovevamo anche andare a Porto, Coimbra, Fatima, ma a causa degli INCENDI che stanno rovinando tutta la flora portoghese, PROPRIO DOVE VOLEVAMO ANDARE NOI, siamo stati costretti a rinunciare. E così oggi pensavamo a un itinerario, ma ne è uscito un altro.
Arrivati a Cascais –che dovevamo visitare- abbiamo pensato di prendere subito il bus per Cabo da Roca, il punto più occidentale d’Europa. Scoprendo per puro caso (seguendo un autobus in movimento) che il capolinea del mezzo che ci serviva era nel parcheggio SOTTO un centro commerciale. Abbiamo quindi preso il n. 403 e a Cabo da Roca ci siamo beccati tutta la corrente gelida dell’Oceano. Tecnicamente: un fred da mat! Ovviamente, foto di rito e filmato con vento che entra nel microfono, quindi attesa del bus per tornare a Cascais e visitarla.
Nel frattempo, idea geniale: vedere sull’elenco telefonico quali fossero gli indirizzi di Avis a Lisbona (Avis-Rent-a-Car, infatti, garantiva sconti ai viaggiatori di TAP-Air Portugal).
Arriva il bus, SuperTechMan sale prima di me, l’autista gli dice che quella corsa NON VA a Cascais… e lui che fa? Invece di scendere e prendere quella dopo… FA I BIGLIETTI PER SINTRA!!! E che caspita ci andiamo a fare di nuovo a Sintra??? A vedere i Giardini mai visti???
NOTA: tra l’altro, tornando giù con l’autobus da Sintra ci siamo accorti che i Giardini erano altrove… mah!
Comunque, niente paura… cambio di programma in corso… da Sintra si prende il treno per Queluz. Una località definita “anonima” dalla guida, nella quale è stato costruito un immenso palazzo rosa, che abbiamo visitato. Ingresso gratis per i giornalisti (come all’Oceanario) e possibilità di scattare qualche foto –che non guasta mai…-.
Al rientro a Lisbona abbiamo fatto una puntatina all’Avis-Rent a car, perché, come da nostro programma, volevamo noleggiare un’auto per fare qualche escursione, ma soprattutto per raggiungere agevolmente l’Algarve (che il TG diceva essere in fiamme) per trascorrere la seconda parte della nostra vacanza. Solo che… all’Avis ci dicono: (1) che non hanno macchine, (2) che non possono prenotarcele e (3) che quindi si andava per tentativi… PANIC. Decidiamo di tornare l’indomani e nel frattempo optiamo per la cena al Bairro Alto: ristorante Imperios dos Sentidos (impero dei sensi) dove ho mangiato un risotto baccalà e gamberi cotto nel prosecco da leccare il piatto! Una meraviglia. Per SuperTechMan, maiale al marsala. I dolci: Tiramisù a SuperTechMan e budino alla cannella con salsa all’arancia per me… che meraviglia sublime!
 
11 agosto
Mattinata di quasi riposo. Decisi a trovare un’auto a noleggio, ci siamo recati nuovamente all’Avis e la signorina ci ha confermato che un’auto ci aspettava in un altro centro Avis in una zona inesplorata della città. Andiamo e per la “modica” cifra di 240 €, circa, per 7 giorni, ci danno una Fiesta nuova con la PASTA (ossia documenti e libretto) nel cruscotto. Aria condizionata e autoradio incluse. Colore: grigio metallizzato. Carina.
Eravamo in zona “Avenida da Repubblica”, che a spiegarlo e a raggiungerla coi mezzi è stato un po’ articolato, ma una volta scoperto che era dietro la statua del Marques de Pombal, a 2 passi dal nostro hotel, ci ha fatto un po’ sorridere. Finalmente eravamo auto-muniti e le mie stanche membra potevano farsi accompagnare ovunque, senza più il timore di dover affrontare scale e salite (Lisbona è proprio una città “scomoda”, da questo punto di vista). Così, affrontiamo i percorsi “mancati” nei giorni scorsi.
Cominciamo da Cascais: la cittadella, fortificazione oggi ancora caserma militare, il municipio con chiesetta sulla Piazza 5 Ottobre, che dà sul porticciolo… Intravediamo le spiagge -2 piccole insenature di sabbia affollate- e pensiamo di aver già documentato sufficientemente la località. Per cui ripartiamo: tappa a Estoril per foto davanti al casinò più grande d’Europa e click su via Anita (abbiamo per fortuna lasciato perdere l’idea di andare alla ricerca del circuito di Formula Uno da fotografare… Deo Gratis!). Dopo di che, siamo ripartiti alla volta di Mafra, per visitarne il Castello, il Monastero, il Palazzo (che poi abbiamo scoperto essere lo stesso edificio). Arriviamo alle 16. Alla prima porta imboccata ci spiegano che l’ingresso è altrove e l’ultima visita inizia alle 16.30. Corsetta, biglietti (anzi uno solo, perché per i giornalisti è gratis) e poi ci accalchiamo con altri sotto una rampa di scale. Un losco figuro si presenta e ci consente di salire. Ci guardiamo tutti perché non vediamo la “guardia” che secondo la guida Lonely Planet doveva accompagnarci (NOTA: tutti gli italiani in Portogallo quest’anno avevano la guida Lonely Planet. Più raramente la Routard o quella del Touring). Guardia o non guardia, decido di salire… e mi rendo conto che tutto il gruppo mi sta seguendo. Prima rampa: porte chiuse. Dovremo salire anche l’altra… chiuso pure lì… Inutile dire che, arrivati in cima sudati e ansimanti, non avevamo trovato neanche una porta aperta (ma che ci aveva fatto salire a fare?). Sentiamo dei passi dietro di noi. E’ l’uomo che ci aveva fatto salire. Ha un mazzo di chiavi “antiche”. Capiamo che la “guardia” è lui. È portoghese, parla solo portoghese e ci descrive ogni stanza in portoghese… e la visita dura un’ora! Senza poter fotografare nulla (sigh…).
Come dicevo, Mafra è tante cose insieme: nasce come monastero costruito come voto dal re (“se avrò un erede…”), poi è ampliato a palazzo reale con un fasto esagerato (oltre 200 metri di corridoio, metà ala del palazzo, per consentire ai nobili di passeggiare, 10 mila ettari di superficie, migliaia di persone per costruirlo, per un investimento globale che fece crollare a picco l’economia nazionale dell’epoca!!!). Un autentico scempio… ma tant’è!
Siamo rientrati al tramonto, costeggiando (sfiorando appena, in verità) Ericea e arrivando a Lisbona in tempo per farci il primo giretto in auto by night.
 
12 agosto
Abbiamo deciso di andare a Evora e nella penisola di Setubal. Imbocchiamo pertanto l’autostrada e attraversiamo una vastissima distesa di querce da sughero, alcune delle quali senza corteccia –da cui si ricava appunto il sughero- e dunque nude e rossicce: uno spettacolo bellissimo. Arrivati a Evora, la prima cosa che ci attendeva, neanche a dirlo, era una bella salita… su, fino alla piazza centrale, con la Sé (che sta per Sede e indica la chiesa principale, il Duomo) e poco distante i resti di un tempio romano, qualche palazzo, un Miradouro (terrazza panoramica) e una chiesetta privata con accesso a pagamento e le pareti interne interamente rivestite di Azulejos: molto bella. La guida indicava poi dei resti romani all’interno del municipio. Dopo aver girato attorno a qualche palazzo, SuperTechMan ha deciso che qualche pietra testimoniava a sufficienza la “romanità” del posto e ha fotografato qualche macigno. Alla fine abbiamo poi trovato municipio e resti e fatto qualche click serio. Ora di pranzo: ci siamo fermati in un locale del posto e abbiamo mangiato un piatto unico con spaghetti freddi (!?!) e FRANGO (il pollo, piatto nazionale!)… non un granché.
A Evora c’è la cosa più raccapricciante del mondo. In verità c’è anche a Roma, in una chiesa di Via Veneto, e mio suocero mi ci ha portata, ma l’avevo rimossa. Trattasi di una cappella il cui interno è completamente ricoperto di ossa umane, che sono anche accatastate nelle navate laterali, fino al soffitto, con 2 mummie appese, una delle quali probabilmente di un bimbo. Anche la splendida cappella privata rivestita di Azulejos aveva un ossario nel sottosuolo, visibile da una botola… davvero poco rispettoso, trovo…
Lasciamo la città riprendendo quell’autostrada lungo la quale all’andata, ci aveva accompagnati, per qualche minuto, una canzone di Ramazzotti (brivido di disgusto). Pensavamo non potesse accadere nulla di peggio, invece ci siamo cuccati pure la Pausini! Arriviamo nella Penisola di Setubal, dove visitiamo i Castelli, trasformati in splendide Pousadas, di Palmela, Setubal e Sisimbra. Abbiamo evitato di seguire l’indicazione per i Sepulcros Neoliticos (che SuperTechMan ha salutato con un poco entusiastico “Mè coyons!”) e arrivati a Sisimbra, sulla spiaggia, abbiamo visto uno splendido tramonto sull’Oceano.
La sera siamo andati al Corte Inglès, un grande magazzino poco distante dal nostro albergo, e abbiamo comprato cibo per la cena e per il viaggio del giorno dopo in Algarve!
 
13 agosto
Check out all’hotel Miraparque, ma senza la sensazione di “vacanza finita” che di solito accompagna i check out. In fondo saremmo tornati in quell’hotel per la nostra ultima notte in Portogallo. Oggi però, si parte per l’Algarve. Riprendiamo l’autostrada per il sud, attraversando il Ponte 25 de Abril (che ha di fronte una copia dell’Angelo di Rio de Janeiro… mah!). Percorriamo questa autostrada (il cui concetto è un po’ diverso dal nostro: lunga e tortuosa, in mezzo a distese deserte di colline arse dal sole, arbusti e, se va bene, qualche quercia da sughero e sperduti villaggi in lontananza). Attraversiamo anche una vallata completamente annerita da un incendio il cui odore acre e pungente era ancora nell’aria. Finché arriviamo in Algarve. Seguiamo le indicazioni per Faro e, appena le scorgiamo, quelle per Villamoura, la località in cui ci aspettava il nostro albergo a 4 stelle. Entriamo a Villamoura come da noi si entra a Milano 2: una strada di ingresso con aiuole e rotonde super curate e indicazioni NON per il centro e per il mare, ma verso QUESTO o QUEL Campo da Golf. Raggiungiamo il centro della località e individuiamo il nostro hotel. Gli giriamo attorno 3 volte e finalmente capiamo come entrare: direttamente con l’auto, suoniamo alla sbarra che si alza e parcheggiamo davanti all’ingresso tutto piante ed eleganza, tra Bmw e Mercedes… la nostra Fiesta, però,aveva la sua dignità: anche lei con targa portoghese… con un boccione di acqua Luso nel baule, comprato il giorno prima al Corte Inglès. Abbiamo ritenuto opportuno non entrare con la scorta di acqua e viveri.
Entrati, facciamo il check in con un receptionist che si affanna a parlare italiano e a cui SuperTechMan (cafone!) dice che poteva parlare tranquillamente in inglese. Il poverino mi guarda e mi chiede se il suo italiano è così male… che imbarazzo!!!
La hall dell’albergo era davvero di classe: piante alte con mobili in vimini e cuscini colorati, area piano bar nello stesso stile, che dava sulla piscina dell’hotel, dalla quale si aveva anche accesso a un’area coperta con Jacuzzi idromassaggio in acqua tiepida… Saliamo nella nostra stanza accompagnati dal “facchino” (?) per il quale avevo già preparato un mucchietto di monetine di piccolo taglio, sicché il gruzzolo sembrasse più cospicuo di quanto in realtà non fosse (la mancia mi è sempre sembrata una pessima usanza!). Una volta in stanza, disfo i bagagli, SuperTechMan va a farsi un giro di perlustrazione, rientra e PLUFF, immediatamente in piscina. Una volta in acqua, abbiamo pianificato la nostra permanenza in Algarve: piscina, letto, Oceano, spiaggia e cena al Porto di Villamoura, dove si concentrava la movida locale, fatta per lo più di portoghesi. Finalmente: avevamo lasciato gli italiani a Lisbona!!!
 
14 agosto
Le giornate in Algarve, un po’ per volontà e un po’ per gli incendi che il TG diceva essere a Portimão e a Faro (eravamo dunque circondati), le abbiamo trascorse tutte a Villamoura, anzi Vilamoura. Così, oggi siamo scesi a fare colazione (finalmente un buffet coi fiocchi, altro che Lisbona) dove c’era uno strano tostapane che ho provato subito: si mettevano le fette di pancarrè in una specie di bocca metallica dove una griglia mobile le accoglieva per restituirle in un raccoglitore metallico, tostate al punto giusto in pochissimo tempo. Bello. Quindi, dopo colazione, piscina fino all’ora di pranzo, dopo di che, saliti in camera, abbiamo mangiato gallette di riso e cereali con uva che avevamo comprato al Corte Inglés. Il freschino dell’aria condizionata ci ha accompagnati in un riposino pomeridiano, fino all’ora di cena: passeggiata al porto e cena in loco. Attimo di panico: rimasti senza soldi, decido di prelevare, ma il bancomat non mi dà neanche un eurino. Anzi, dice che ci ho messo troppo tempo e mi saluta! Scopro il giorno dopo che in realtà avevo spinto i pulsanti sbagliati.
 
15 agosto
Ultimo giorno in Algarve, così, tuffo nell’Oceano obbligato. Ci rechiamo in spiaggia (bellissima) e splash: tuffo per gradi perché di fatto l’acqua dell’Oceano è freschina, ma assolutamente gradevole in questa torrida estate. Prendiamo il sole e –of course- ci bruciamo. Rientriamo per pranzo (compriamo qualcosa al supermarket) e… pennichella pomeridiana. Ci voleva: dopo la perlustrazione di Lisbona e dintorni avevamo bisogno di un paio di giorni stra-riposanti. Sera: cena al porto, passeggiata e qualche acquisto (i soliti souvenirs).
 
16 agosto
Check out e partenza per Lisbona. Lasciare questo posto mi dispiace, anche perché giusto il giorno prima un vento fortissimo aveva spazzato completamente il cielo regalando all’Oceano il suo colore blu intenso e svelando un lembo di terra che ci rivelava che eravamo in una baia. Bellissimo. Grazie a questa rivelazione abbiamo capito che probabilmente avevamo visitato il Portogallo nel periodo sbagliato. A Lisbona, infatti, il panorama non era mai stato nitido. Sempre una nebbiolina, una foschia lontana si abbassava sul Tago e sull’Oceano, spegnendo un po’ i colori della città, che risultavano tutti sfumati. Paragonati a quelli visti qui ieri, sembrano proprio tutt’altro posto.
E così, di nuovo in autostrada, questa volta decidiamo di salire sul ponte Vasco De Gama, per entrare nella capitale. Un ponte lunghissimo, con salite, discese e curve, in mezzo al Tago, anzi a congiungere le 2 rive nel punto in cui sono più distanti. Entriamo quindi in città dalla parte opposta rispetto a dove si trovava il nostro albergo e, of course, arriviamo in centro e ci smarriamo tra le viuzze della Baixa, proprio mentre nella nostra autoradio Nec canta “Laura non c’è – remix”. OK. Fatto l’en plein: Ramazzotti, Pausini e Nec… possiamo andare a casa!
Arriviamo all’hotel e un pseudo-facchino ci corre incontro a prendere i bagagli e pronuncia la solita frase di rito, in italiano: “Prima volta a Lisbona?” e SuperTechMan replica: “no, eravamo qui la settimana scorsa”, al che questo mi guarda, sorride e, puntandomi il dito contro dice: “ah, sì, mi ricordo!” (non voglio sapere cosa si ricordasse!!!). Entriamo in albergo, in una nuova stanza da fotografare, dopo di che decidiamo di trascorrere il pomeriggio al Corte Inglés. La sera, cena di nuovo al Bairro Alto, c/o Imperio dos Sentidos, per un bis di risotto-baccalà-gamberetti-nel-prosecco… quindi passeggiata by night, discesa nuovamente con l’elevador e giretto nel centro, al Rossìo, a vedere la chiesa non visitata né fotografata (grave dimenticanza!) dove venivano un tempo pronunciate le sentenze dell’Inquisizione. Poi a nanna… stava salendo l’ansia da volo.
 
NOTA: al Corte Inglés abbiamo anche comprato una collezione di bottigliette con tutti i tipi di Porto, che proveremo a casa… potevano forse mancare???
 
17 agosto
Eccoci qua. Abbiamo lasciato l’auto alla reception Avis dell’aeroporto e ora siamo in attesa del volo. Originariamente previsto alle 15:30, ora locale, ma con un ritardo di un paio d’ore!!! Saremmo quindi arrivati a Malpensa attorno alle 20, anziché alle 18, ora italiana (un’ora più avanti rispetto al Portogallo).
OK. Finalmente partiamo. Le solite 2 ore di panico, come sempre quando volo. Atterraggio in mezzo a una turbolenza (temporale in città) con un parroco seduto dietro di me che, parlando con qualche collega, faceva battute di dubbio gusto, tipo: “adesso giriamo un po’ prima di atterrare… speriamo di avere abbastanza carburante!”… insomma, l’avrei mandato io al Creatore!!! Comunque, atterraggio senza problemi: back home again…
 
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NOTE SULLA VACANZA:

  • Come detto, Lisbona va probabilmente visitata a fine giugno o settembre. Non solo. È una città che fa uno strano effetto: una volta a casa se ne sente la mancanza (la cosiddetta “saudaji – saudade” portoghese)… è come se la si apprezzasse a distanza di tempo.
  • Appena presa la macchina a noleggio ci siamo anche comprati l’ultimo CD di Madonna, “American Life”, che è diventato la colonna sonora della vacanza – chiaramente infestata dal trio Nec-Ramazzotti-Pausini
  • Dimenticavo: il FADO! Si tratta del “Canto Popular Nazional do Portugal”: un lamento continuo di donne e uomini che, con SuperTechMan a imitarli, mi ha certamente allietato la vacanza. Ci avevano detto che avremmo sentito questa colonna sonora in tutte le strade della città. In realtà era per lo più nei locali turistici… anche se noi, decisamente fortunati (?) ne abbiamo sentito un brano originale uscire da una casa della Graça (opportunamente registrato)
 
IL PORTO
  • 06/09/03 – Primo assaggio di Porto. Abbiamo aperto la prima bottiglietta. Trattasi di “Dona Margarita”, Reserva da Familia “Quinta do Infantado”, vinho do Porto do Produtor Gontelho, Covas, Alto Douro. Un rosé (rosso per SuperTechMan) da 19,5 gradi. Dolce, ma molto, molto alcolico. Sul retro della bottiglia c’era scritto: “D. Margarita, para uns Tia, Guida para outros, depois de enviuvar cedo, teve coragem, persistência e dedicação bastantes para dar una licenciatura a cada um dos três filhos menores, lançando, sem medo nem fraqueza, a base da primeira empresa produtora – engarrafadora da Região Demarcada do Douro – a Quinta do Infantado. Envelhecido em casco e engarrafado em 2002”.
  • 02/11/2003 – Secondo assaggio di Porto. “Porto White Seco”. 19,5 gradi. Buonissimo... leggermente liquorato/marsalato. Dolciastro. Bianco. Estremamente buono. Vino del 1816. “Quinta do Infantado”. Vinho do Porto do Produtor. Produzido, seleccionado e engarrafado na Quinta do Infantado. Vinhos do Produtor, Lda. Gontelho-Covas. Alto Dou