27/04/2008
20:18
20:18
La "scimmia" della chufa.
Quando entri nel mood non ce n'è.
Può essere la fissa (o la "scimmia", come dicono a Milano) del parco, e allora tutte le domeniche si va a fare un giretto al parco, può essere quella del gelato la sera e allora tutte le sere si va a prendere il gelato, può essere la fissa della passeggiata in cerca di nuove costruzioni e allora via a perlustrare il quartiere.
A noi è presa la "scimmia" del biologico.
E oggi siamo entrati da Superpolo.
Superpolo è una catena di negozi che inizialmente era specializzata in surgelati (da cui il nome), dopo di che, ha iniziato a cavalcare l'onda bio e, già che c'era, ci ha aggiunto anche la componente etnico-esotica per cui qui si trovano i noodles giapponesi, mille varianti di couscous, elementi della cucina greca, di quella messicana, lo sciroppo e il succo d'acero canadesi, e una serie infinita di alimenti fatti con tutti i cereali del mondo: farro, grano, avena, kamut, riso, malto, orzo e poi soya, sesamo e chi più ne ha più ne metta.
Siamo usciti da Superpolo con il seguente inventario:
Ma c'è una cosa che SuperTechMan sta cercando da mesi e non ha trovato neppure qui! E non si dà pace.
In Italia quasi nessuno conosce la chufa e men che meno viene commercializzato il latte estratto da questo tubero (leche de chufa o orchata de chufa). SuperTechMan, oltre a essere drogato di fave, carrube, pasta cruda, piselli surgelati e salamini Beretta ha una autentica passione per il latte di chufa.
A Madrid ne abbiamo comprati litri al Corte Inglés, rischiando di doverli lasciare alla dogana prima di salire sull'aereo. Oggi confidavamo su Superpolo, ma alla domanda "avete il latte di chufa?" la commessa ha risposto: "no, cos'è la chufa?" e SuperTechMan, deluso come un bimbo cui si è rotto il giocattolo preferito, ha risposto "è un tubero... si coltiva in Spagna... e se ne estrae un latte buonissimo". Ha persino tediato il Collega Y: quando al ristorante giapponese ci ha spiegato che il Rinkon era un tubero, SuperTechMan gli ha chiesto se conosceva la chufa! Chiaramente il Collega Y ha chiesto di rimando cosa fosse e SuperTechMan, con disappunto l'ha liquidato dicendogli che era come il Rinkon!
Online si trova solo un sito (www.bioking.com) che vende la chufa, ma non il latte.
Stasera, in ansia, ho provato a cercare anche io, scoprendo che in Italia, la chufa è detta cippero dolce, babbagigi, dolcichino, zizzola di terra, ma ahimè, nessuno che dica se e dove si possa acquistare in forma di "latte" o di "orzata" (che poi con l'orzata che normalmente conosciamo da noi, non ha nulla a che vedere).
Ora, io trovo il latte di chufa disgustoso, quando non insapore, ma per favore, per porre fine a questa agonia, qualcuno mi aiuta a trovarlo in Italia?
Può essere la fissa (o la "scimmia", come dicono a Milano) del parco, e allora tutte le domeniche si va a fare un giretto al parco, può essere quella del gelato la sera e allora tutte le sere si va a prendere il gelato, può essere la fissa della passeggiata in cerca di nuove costruzioni e allora via a perlustrare il quartiere.
A noi è presa la "scimmia" del biologico.
E oggi siamo entrati da Superpolo.
Superpolo è una catena di negozi che inizialmente era specializzata in surgelati (da cui il nome), dopo di che, ha iniziato a cavalcare l'onda bio e, già che c'era, ci ha aggiunto anche la componente etnico-esotica per cui qui si trovano i noodles giapponesi, mille varianti di couscous, elementi della cucina greca, di quella messicana, lo sciroppo e il succo d'acero canadesi, e una serie infinita di alimenti fatti con tutti i cereali del mondo: farro, grano, avena, kamut, riso, malto, orzo e poi soya, sesamo e chi più ne ha più ne metta.
Siamo usciti da Superpolo con il seguente inventario:
- Prawn Crackers - che sarebbero le patatine al gusto gambero che si ordinano al ristorante cinese, ma allo stadio precedente, ovvero sfogliatine gialle trasparenti durissime, tipo di plastica, da mettere, (non l'avevo letto sulla confezione!!!), o in una teglia colma di olio, oppure nel microonde. Ho provato il microonde. Sulla confezione era scritto "per 40 secondi", ma non si gonfiano tutte insieme, pertanto appena una si gonfia devi toglierla, sennò succede che (a) si bruciano, (b) si bruciano parzialmente o (c) si gonfiano a metà e per metà rimangono di plastica!
- Snack al farro e al sesamo - barrette di semini tenuti insieme da glasse tipo quelle dei croccantini che si comprano sulle bancarelle di dolciumi. Si appiccicano ai denti, al palato, alla lingua, dolci da nauseare.
- Biscotti al kamut - secchi, duri, non troppo dolci... se ne può fare a meno.
- Biscottone alla carruba - SuperTechMan va pazzo per le carrube. Se vede gli alberi di carrube, le stacca e se le divora. A Ferrara non ho mai sentito di umani che mangiassero le carrube. C'era una signora che le dava ai suoi maiali, nella stalla...
- Japanese Yakitori - ovvero i noodles giapponesi che promettono di essere "istantanei"
- Spezzatino di Tofu e Seitan - totalmente naturale, con crema di riso ... della stessa linea, anche gli Straccetti di Tofu e Seitan... messaggio per mia suocera: li proviamo in alternativa a quelli di carne? :-) (gli "straccetti alla romana" sono un cult della sua cucina, ndr.)
- Moussaka in lattina - ovvero un paio di scatolette che, invece di contenere tonno, per esempio, contengono una fetta di quella che noi definiamo lasagna-parmigiana greca
Ma c'è una cosa che SuperTechMan sta cercando da mesi e non ha trovato neppure qui! E non si dà pace.
In Italia quasi nessuno conosce la chufa e men che meno viene commercializzato il latte estratto da questo tubero (leche de chufa o orchata de chufa). SuperTechMan, oltre a essere drogato di fave, carrube, pasta cruda, piselli surgelati e salamini Beretta ha una autentica passione per il latte di chufa.
A Madrid ne abbiamo comprati litri al Corte Inglés, rischiando di doverli lasciare alla dogana prima di salire sull'aereo. Oggi confidavamo su Superpolo, ma alla domanda "avete il latte di chufa?" la commessa ha risposto: "no, cos'è la chufa?" e SuperTechMan, deluso come un bimbo cui si è rotto il giocattolo preferito, ha risposto "è un tubero... si coltiva in Spagna... e se ne estrae un latte buonissimo". Ha persino tediato il Collega Y: quando al ristorante giapponese ci ha spiegato che il Rinkon era un tubero, SuperTechMan gli ha chiesto se conosceva la chufa! Chiaramente il Collega Y ha chiesto di rimando cosa fosse e SuperTechMan, con disappunto l'ha liquidato dicendogli che era come il Rinkon!
Online si trova solo un sito (www.bioking.com) che vende la chufa, ma non il latte.
Stasera, in ansia, ho provato a cercare anche io, scoprendo che in Italia, la chufa è detta cippero dolce, babbagigi, dolcichino, zizzola di terra, ma ahimè, nessuno che dica se e dove si possa acquistare in forma di "latte" o di "orzata" (che poi con l'orzata che normalmente conosciamo da noi, non ha nulla a che vedere).
Ora, io trovo il latte di chufa disgustoso, quando non insapore, ma per favore, per porre fine a questa agonia, qualcuno mi aiuta a trovarlo in Italia?
26/04/2008
23:00
23:00
Gita fuori porta: Treviso
Finalmente un attimo di tregua: un ponte! Grazie al weekend lungo, si è deciso di fare una gitarella fuori porta. Destinazione: Treviso. Davvero molto carina! Con noi c'erano anche Endriubazzi e la sua Giovin Donzella.
In treno, un paio d'ore da Milano.
Eurostar per Venezia Santa Lucia. Si cambia a Venezia-Mestre e poi si prende un regionale che dopo due fermate arriva a Treviso. Sbattimento medio, ma vale la pena. Da Ferrara, in autostrada, un'ora di macchina.
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| Treviso |
Eurostar per Venezia Santa Lucia. Si cambia a Venezia-Mestre e poi si prende un regionale che dopo due fermate arriva a Treviso. Sbattimento medio, ma vale la pena. Da Ferrara, in autostrada, un'ora di macchina.
23/04/2008
00:52
00:52
GAS e Comodismo
SuperTechMan e la sottoscritta hanno un'anima biologica. Un'anima che, come tale, è nascosta nel profondo.
In teoria sottoscriviamo i dettami biologici, condividiamo la necessità di consumare cibi che facciano bene, ammiriamo coloro che decidono di comprare direttamente dal produttore, per evitare inutili passaggi commerciali che, oltre a far male al prodotto fresco, ne fanno anche aumentare il prezzo.
La settimana scorsa, Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, ha parlato dei GAS, ovvero i Gruppi di Acquisto Solidale che riuniscono persone che hanno deciso di fare la spesa insieme.
Funziona così: il GAS contatta una rete di produttori biologici, li valuta attraverso valori oggettivi (l'essere produttori biologici, l'avere prezzi bassi e l'essere logisticamente vicini) e attraverso sessioni di degustazione. Una volta eletta una rete di produttori, con cadenza settimanale il responsabile del GAS chiede agli iscritti (tessera annua, in media 10 euro) di formulare i propri ordini e procede inoltrandoli. Alcuni produttori vendono online, altri no. La spesa viene ritirata dai responsabili del GAS o spedita dal produttore a un punto di raccolta e chi ha fatto l'ordine, va a ritirare la propria busta negli orari concordati e paga al ritiro.
Facile.
E così, questa sera abbiamo partecipato a una riunione di presentazione del GAS più vicino a casa nostra.
L'appuntamento era a un indirizzo approssimativo. Al civico c'era un portone con tanti campanelli, nessuno dei quali riportava né il nome del GAS, né quello dei responsabili.
"Scusate, voi cercate il GAS?" ci chiede una tipa con caschetto rosso e cappotto verde pisello... (ma perché le troviamo tutte noi queste?)
"..."
"No, anche io sono nuova, però lì più avanti c'è una specie di locale con un sacco di gente seduta, magari sono loro" (e proviamo ad andare...)
Apriamo la porta a vetri con cornice rossa ed entriamo in quello che sembra un locale autogestito. Quadri con articoli di giornali alle pareti, slogan che inneggiano alla non violenza, porta rossa che dà sul retro e le foto della responsabile con il titolo "una umanista in consiglio di zona". La gente è ammassata su sedie e divanetto. Età media 40 anni. Molte le coppie della nostra età, e alcuni molto più adulti.
Prende la parola uno dei responsabili, capelli lunghi, ricci, raccolti in una coda e piersing al naso e alle orecchie: "Allora, io farei un giro di presentazioni...Io sono il coordinatore di questo GAS"
Comincia la rossa col cappotto verde: "Ciao, sono Michela, studio a Milano e abito in via XY"
Poi una coppia con neonata.
"Ciao a tutti, siamo M, M e Mirte" (come si chiama la creatura?)
"Mirta?", chiede la signora che segna i presenti
"Mirte!" (ah, ecco...)
"Buonasera a tutti. Siamo P ed S e veniamo dall'altra parte della città" (comodo, non c'è che dire!)
"Io sono Alma, abito da un'altra parte, ma sono venuta con la mia amica" (altro da fare, no?)
(...)
"Ciao, siamo SupperTTecchhMMan, 'aMMoraCCheVVola e stamo qua viscino" (occhi puntati su di noi, sorriso da persona trascinata a forza al club degli alcolisti... non voglio più disintossicarmi, portatemi del whisky, cazzo!)
Riprende il coordinatore: "A noi piace pensare al GAS non solo come a un gruppo di gente che fa la spesa insieme per risparmiare e avere prodotti migliori, ma anche come a un gruppo di gente che socializza, che collabora, che aiuta, che è solidale. Noi organizziamo cene, incontri con i produttori, corsi di cucina, piccole conferenze sulla differenza tra biologico e biodinamico, sull'importanza dell'acqua, facciamo riunioni con cadenza settimanale, quindicinale o mensile, a seconda dei gruppi. Noi abbiamo affittato questo spazio come punto di raccolta e qui vorremmo che non ricadesse tutto su noi due. Io ho la vespa, lei pure è senza macchina, per cui spesso ci capita di andare a prendere il materiale presso gli altri GAS o dal produttore con i mezzi... se qualcuno ha la macchina e ci accompagna tanto di guadagnato... questo per noi è collaborare".
"A me sembra uno sbattimento", sentenzia SuperTechMan, mentre lascia i propri recapiti su una sorta di scheda di preiscrizione, poco convinto.
"Però dai, non è male. Se uno si organizza riesce a seguire il gruppo", replico io, positiva.
"Noi abbiamo sempre fatto delle scelte che ci permettessero di essere svincolati da impegni, date, orari... mi sembra improbabile che adesso si riesca ad aderire pienamente a un GAS", continua SuperTechMan
"OK, siamo Comodisti convinti, ma non ci si potrebbe provare?", ho cercato di aggiungere...
LaMoraCheVola e SuperTechMan non sono arrivati a una conclusione.
I supermercati in forma di Ipercoop e Coop, rispettivamente dietro e davanti casa, mete settimanali, quando non più frequenti, sono vere tentazioni. La possibilità di acquisto online è poi uno stimolo per la nostra pigrizia cronica.
LaMoraCheVola, però, ci vuole ancora credere...
In teoria sottoscriviamo i dettami biologici, condividiamo la necessità di consumare cibi che facciano bene, ammiriamo coloro che decidono di comprare direttamente dal produttore, per evitare inutili passaggi commerciali che, oltre a far male al prodotto fresco, ne fanno anche aumentare il prezzo.
La settimana scorsa, Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, ha parlato dei GAS, ovvero i Gruppi di Acquisto Solidale che riuniscono persone che hanno deciso di fare la spesa insieme.
Funziona così: il GAS contatta una rete di produttori biologici, li valuta attraverso valori oggettivi (l'essere produttori biologici, l'avere prezzi bassi e l'essere logisticamente vicini) e attraverso sessioni di degustazione. Una volta eletta una rete di produttori, con cadenza settimanale il responsabile del GAS chiede agli iscritti (tessera annua, in media 10 euro) di formulare i propri ordini e procede inoltrandoli. Alcuni produttori vendono online, altri no. La spesa viene ritirata dai responsabili del GAS o spedita dal produttore a un punto di raccolta e chi ha fatto l'ordine, va a ritirare la propria busta negli orari concordati e paga al ritiro.
Facile.
E così, questa sera abbiamo partecipato a una riunione di presentazione del GAS più vicino a casa nostra.
L'appuntamento era a un indirizzo approssimativo. Al civico c'era un portone con tanti campanelli, nessuno dei quali riportava né il nome del GAS, né quello dei responsabili.
"Scusate, voi cercate il GAS?" ci chiede una tipa con caschetto rosso e cappotto verde pisello... (ma perché le troviamo tutte noi queste?)
"..."
"No, anche io sono nuova, però lì più avanti c'è una specie di locale con un sacco di gente seduta, magari sono loro" (e proviamo ad andare...)
Apriamo la porta a vetri con cornice rossa ed entriamo in quello che sembra un locale autogestito. Quadri con articoli di giornali alle pareti, slogan che inneggiano alla non violenza, porta rossa che dà sul retro e le foto della responsabile con il titolo "una umanista in consiglio di zona". La gente è ammassata su sedie e divanetto. Età media 40 anni. Molte le coppie della nostra età, e alcuni molto più adulti.
Prende la parola uno dei responsabili, capelli lunghi, ricci, raccolti in una coda e piersing al naso e alle orecchie: "Allora, io farei un giro di presentazioni...Io sono il coordinatore di questo GAS"
Comincia la rossa col cappotto verde: "Ciao, sono Michela, studio a Milano e abito in via XY"
Poi una coppia con neonata.
"Ciao a tutti, siamo M, M e Mirte" (come si chiama la creatura?)
"Mirta?", chiede la signora che segna i presenti
"Mirte!" (ah, ecco...)
"Buonasera a tutti. Siamo P ed S e veniamo dall'altra parte della città" (comodo, non c'è che dire!)
"Io sono Alma, abito da un'altra parte, ma sono venuta con la mia amica" (altro da fare, no?)
(...)
"Ciao, siamo SupperTTecchhMMan, 'aMMoraCCheVVola e stamo qua viscino" (occhi puntati su di noi, sorriso da persona trascinata a forza al club degli alcolisti... non voglio più disintossicarmi, portatemi del whisky, cazzo!)
Riprende il coordinatore: "A noi piace pensare al GAS non solo come a un gruppo di gente che fa la spesa insieme per risparmiare e avere prodotti migliori, ma anche come a un gruppo di gente che socializza, che collabora, che aiuta, che è solidale. Noi organizziamo cene, incontri con i produttori, corsi di cucina, piccole conferenze sulla differenza tra biologico e biodinamico, sull'importanza dell'acqua, facciamo riunioni con cadenza settimanale, quindicinale o mensile, a seconda dei gruppi. Noi abbiamo affittato questo spazio come punto di raccolta e qui vorremmo che non ricadesse tutto su noi due. Io ho la vespa, lei pure è senza macchina, per cui spesso ci capita di andare a prendere il materiale presso gli altri GAS o dal produttore con i mezzi... se qualcuno ha la macchina e ci accompagna tanto di guadagnato... questo per noi è collaborare".
"A me sembra uno sbattimento", sentenzia SuperTechMan, mentre lascia i propri recapiti su una sorta di scheda di preiscrizione, poco convinto.
"Però dai, non è male. Se uno si organizza riesce a seguire il gruppo", replico io, positiva.
"Noi abbiamo sempre fatto delle scelte che ci permettessero di essere svincolati da impegni, date, orari... mi sembra improbabile che adesso si riesca ad aderire pienamente a un GAS", continua SuperTechMan
"OK, siamo Comodisti convinti, ma non ci si potrebbe provare?", ho cercato di aggiungere...
LaMoraCheVola e SuperTechMan non sono arrivati a una conclusione.
I supermercati in forma di Ipercoop e Coop, rispettivamente dietro e davanti casa, mete settimanali, quando non più frequenti, sono vere tentazioni. La possibilità di acquisto online è poi uno stimolo per la nostra pigrizia cronica.
LaMoraCheVola, però, ci vuole ancora credere...
20/04/2008
00:49
00:49
Japanese Experience in Milan
La cucina giapponese non è solo sushi e sashimi. Soprattutto, non è solo pesce. E ieri sera il collega Y ci ha invitati in quello che lui reputa essere il miglior ristorante giapponese di Milano, per una vera Japanese Experience.
Il ristorante si chiama Kushi, che significa "spiedino". Lo chef è giapponese, la signora all'ingresso è giapponese, la clientela è in gran parte giapponese. I camerieri italiani, sudamericani, statunitensi, francesi e tedeschi.
Il collega Y inizia a ordinare: Niku Jaga, Higiki, Corocche, Kushi, Renkon, Hotate, Castella, Ogura Ice Cream.
Ci spiega tutto, piatto per piatto: alghe, manzo e uova, carne con patate e carote, cappe sante, spiedini, gelato al tè verde e ai fagioli rossi, sponge cake, ma inciampa su Rinkon.
Non sa come spiegarlo e neanche il suo fido traduttore elettronico gli viene in aiuto. Così, nel suo faticoso italiano, chiede al cameriere: "come dite in italiano 'rinkon'?" e il cameriere: "ah, noi se dice rinkòn, es un tùbero, no tenemos parola para dire rinkòn in italiano, es una pianta, como una nostra patata". Quando ho spiegato al Collega Y che il cameriere era sudamericano, è scoppiato in una rumorosa risata. Tornando serio, ci ha chiesto come avevamo fatto a capirlo...
A fine cena, il consiglio clou della serata: non quello di ricordare il nome di qualche piatto in giapponese, per fare bella figura la prossima volta, ma l'invito ad andare in bagno.
Sì. Nel bagno di Kushi ci sono water importati dal giappone e installati da un'azienda giapponese, per offrire agli avventori una vera Nippon Experience, anche senza andare in Giappone.
Il water giapponese ha la tazza calda. Una resistenza elettrica scalda il sedile per dare il necessario conforto, è il caso di dire, nel momento del bisogno. Non solo. Accanto al water giapponese c'è un display. Il display ha quattro pulsanti. Una volta portato a termine il compito per cui ci si è seduti sulla tazza, schiacciando "rear wash", un getto d'acqua tiepida viene sparato direttamente nella parte posteriore. "Front wash", invece, annaffia davanti. Il "dryer" asciuga il tutto e con lo "stop" si regolano le durate dei vari comandi. L'acqua del lavandino, invece, è gestita da un sensore che si sfiora con una mano.
Sono rimasta in bagno mezzora e quando ho aperto la porta c'era una lunga fila in attesa.
Purtroppo, era il bagno degli uomini... tanto era intuitivo il display del water-bidet, quanto era stilizzato e poco chiaro il simbolo sulla porta.
Il ristorante si chiama Kushi, che significa "spiedino". Lo chef è giapponese, la signora all'ingresso è giapponese, la clientela è in gran parte giapponese. I camerieri italiani, sudamericani, statunitensi, francesi e tedeschi.
Il collega Y inizia a ordinare: Niku Jaga, Higiki, Corocche, Kushi, Renkon, Hotate, Castella, Ogura Ice Cream.
Ci spiega tutto, piatto per piatto: alghe, manzo e uova, carne con patate e carote, cappe sante, spiedini, gelato al tè verde e ai fagioli rossi, sponge cake, ma inciampa su Rinkon.
Non sa come spiegarlo e neanche il suo fido traduttore elettronico gli viene in aiuto. Così, nel suo faticoso italiano, chiede al cameriere: "come dite in italiano 'rinkon'?" e il cameriere: "ah, noi se dice rinkòn, es un tùbero, no tenemos parola para dire rinkòn in italiano, es una pianta, como una nostra patata". Quando ho spiegato al Collega Y che il cameriere era sudamericano, è scoppiato in una rumorosa risata. Tornando serio, ci ha chiesto come avevamo fatto a capirlo...
A fine cena, il consiglio clou della serata: non quello di ricordare il nome di qualche piatto in giapponese, per fare bella figura la prossima volta, ma l'invito ad andare in bagno.
Sì. Nel bagno di Kushi ci sono water importati dal giappone e installati da un'azienda giapponese, per offrire agli avventori una vera Nippon Experience, anche senza andare in Giappone.
Il water giapponese ha la tazza calda. Una resistenza elettrica scalda il sedile per dare il necessario conforto, è il caso di dire, nel momento del bisogno. Non solo. Accanto al water giapponese c'è un display. Il display ha quattro pulsanti. Una volta portato a termine il compito per cui ci si è seduti sulla tazza, schiacciando "rear wash", un getto d'acqua tiepida viene sparato direttamente nella parte posteriore. "Front wash", invece, annaffia davanti. Il "dryer" asciuga il tutto e con lo "stop" si regolano le durate dei vari comandi. L'acqua del lavandino, invece, è gestita da un sensore che si sfiora con una mano.
Sono rimasta in bagno mezzora e quando ho aperto la porta c'era una lunga fila in attesa.
Purtroppo, era il bagno degli uomini... tanto era intuitivo il display del water-bidet, quanto era stilizzato e poco chiaro il simbolo sulla porta.
16/04/2008
21:18
21:18
SuperTechMan, la corsa col chip e i manager di oggi
Oggi al Workshop organizzato dall'Osservatorio sulle Business TV dell'Università Bocconi di Milano, cui prendo parte da un paio d'anni, ossia fin dalla sua nascita, si discuteva dell'importanza del web, di quanto le aziende ci stiano investendo, ma soprattutto della strategicità dei video nella comunicazione via internet.
Uno dei partecipanti, figure importanti in seno all'area comunicazione delle varie aziende presenti, si è mostrato decisamente controcorrente.
"Se oggi le aziende investono troppo nel web fanno un buco nell'acqua! Oggi si parla di Web 2.0... molte aziende ancora non ci sono arrivate, ma la sua evoluzione, il Web 3.0 è già alle porte! Le aziende rimangono affascinate da strumenti come Second Life, che di fatto è una bufala... quanti andrebbero a comprarsi un'isola inesistente spendendo soldi veri?? E i blog... Quando ho sentito parlare di aziende che aprono blog come se piovesse, mi è corso un brivido lungo la schiena... prendete Beppe Grillo. I suoi post arrivano a collezionare 3000 commenti... Ma chi ha voglia di leggerli??? Chi si mette a leggere un pop up che si apre a fatica e che è eterno??? Per non parlare di tutti quelli affascinati dall'illusione del multitasking... tutti questi giovani manager che sono sempre davanti allo schermo del pc, sempre collegati, sul web, con i palmari, con i cellulari, credendo di risolvere tante questioni contemporaneamente e in realtà non ne portano a termine neanche una!... Oggi la gente non comunica, perché su web non si comunica con l'altro... oggi la gente è fanatica di cose intangibili... come quelli che per strada camminano sempre chini sul cellulare, come se dovessero risolvere chissà quali problemi solo pigiando sulla tastiera... e quelli che si mettono i chip nelle scarpe quando vanno a correre, continuando a guardare il telefonino per vedere i risultati delle proprie prestazioni..."
lamorachevola (a voce troppo alta e sospirando, assorta): "come mio marito..."
La platea si è girata verso di me e mi ha regalato una risata solidale, all'unisono.
Uno dei partecipanti, figure importanti in seno all'area comunicazione delle varie aziende presenti, si è mostrato decisamente controcorrente.
"Se oggi le aziende investono troppo nel web fanno un buco nell'acqua! Oggi si parla di Web 2.0... molte aziende ancora non ci sono arrivate, ma la sua evoluzione, il Web 3.0 è già alle porte! Le aziende rimangono affascinate da strumenti come Second Life, che di fatto è una bufala... quanti andrebbero a comprarsi un'isola inesistente spendendo soldi veri?? E i blog... Quando ho sentito parlare di aziende che aprono blog come se piovesse, mi è corso un brivido lungo la schiena... prendete Beppe Grillo. I suoi post arrivano a collezionare 3000 commenti... Ma chi ha voglia di leggerli??? Chi si mette a leggere un pop up che si apre a fatica e che è eterno??? Per non parlare di tutti quelli affascinati dall'illusione del multitasking... tutti questi giovani manager che sono sempre davanti allo schermo del pc, sempre collegati, sul web, con i palmari, con i cellulari, credendo di risolvere tante questioni contemporaneamente e in realtà non ne portano a termine neanche una!... Oggi la gente non comunica, perché su web non si comunica con l'altro... oggi la gente è fanatica di cose intangibili... come quelli che per strada camminano sempre chini sul cellulare, come se dovessero risolvere chissà quali problemi solo pigiando sulla tastiera... e quelli che si mettono i chip nelle scarpe quando vanno a correre, continuando a guardare il telefonino per vedere i risultati delle proprie prestazioni..."
lamorachevola (a voce troppo alta e sospirando, assorta): "come mio marito..."
La platea si è girata verso di me e mi ha regalato una risata solidale, all'unisono.
15/04/2008
21:20
21:20
Le gioie della maternità
Elena è arrivata.
Pesava 4 chili e 40 grammi. Sua sorella, Sofia, alla nascita era 4 chili e 100.
E' paffuta, ha la faccia tonda-tonda, tanti capelli e le unghie lunghe.
Quando la mamma ha sentito al telefono Sofia e le ha detto che Elena era arrivata, Sofia ha preso a urlare e ridere, ridere e urlare... una gioia incontenibile e autentica.
lamorachevola: "ciao cara, allora, come stai?"
Bionda: "sembra che mi sia passato addosso un camion"
lamorachevola: "male?"
Bionda: "dappertutto... non so dove stare... mi fa male la ferita. Ci hanno messo un sacco a ricucirmi, che avevo una paura pazzesca che passasse l'effetto dell'anestesia. Perché questa volta mi hanno fatto l'epidurale da sdraiata su un fianco, non da seduta, e ho ripreso in fretta la sensibilità nei piedi. Avevo davvero paura di dover piangere tutte le lacrime che mi erano rimaste mentre mi cucivano al vivo".
lamorachevola: "e lei com'è?"
Bionda: "è attenta... guarda dappertutto... Sofia non era così... lei è come se ti osservasse... appena me l'hanno data in braccio si è subito attaccata al seno... brava bambina. Poi quando era ora di darle di nuovo da mangiare, non ne ha voluto"...
lamorachevola: "per forza... che fame vuoi che abbia... è 4 chili! ... ma a chi assomiglia?
Bionda: "dicono a me..."
lamorachevola: "wow, due su due... un'altra biondona con gli occhi blu... ma adesso che sta facendo?"
Bionda: "dorme... speriamo che dorma anche stanotte!"
lamorachevola: "speriamo... adesso però riposati... come ti senti?"
Bionda: "sono contenta!"
Le gioie della maternità...
14/04/2008
22:15
22:15
Aspettando Elena...
Domani ricoverano la mia amica Bionda.
In 9 mesi ha messo su 12 chili di pancia, che in certi punti ha perso totalmente la sensibilità. E' una pancia gigantesca, rigida, tesa da far male.
Dentro c'è Elena, che uscirà con un taglio cesareo.
Elena pesa più di 4 chili e 100 grammi... forse pesa 4 chili e mezzo.
Elena si muove tantissimo e quando si gira, si vede chiaramente il braccino che cerca di farsi spazio.
Elena tira calci da goleador ... peccato che il bersaglio siano, a fasi alterne, i reni, il fegato o lo stomaco della mamma.
Elena ha una sorellina di 5 anni che si chiama Sofia.
Sofia darà da mangiare a Elena, la vestirà, le metterà il ciuccio e le darà il biberon, proprio come fa con le sue bambole.
"E la mamma allora cosa fa, se fai tutto tu?", le chiedo.
Sofia: "La mamma le pulisce il culo..."
Sofia ha poche idee di come sarà avere una sorellina più piccola, ma quelle poche idee sono già molto chiare.
In 9 mesi ha messo su 12 chili di pancia, che in certi punti ha perso totalmente la sensibilità. E' una pancia gigantesca, rigida, tesa da far male.
Dentro c'è Elena, che uscirà con un taglio cesareo.
Elena pesa più di 4 chili e 100 grammi... forse pesa 4 chili e mezzo.
Elena si muove tantissimo e quando si gira, si vede chiaramente il braccino che cerca di farsi spazio.
Elena tira calci da goleador ... peccato che il bersaglio siano, a fasi alterne, i reni, il fegato o lo stomaco della mamma.
Elena ha una sorellina di 5 anni che si chiama Sofia.
Sofia darà da mangiare a Elena, la vestirà, le metterà il ciuccio e le darà il biberon, proprio come fa con le sue bambole.
"E la mamma allora cosa fa, se fai tutto tu?", le chiedo.
Sofia: "La mamma le pulisce il culo..."
Sofia ha poche idee di come sarà avere una sorellina più piccola, ma quelle poche idee sono già molto chiare.
13/04/2008
11:00
11:00
Morandi Fans Club

Se volete vedere donne di ogni età con completini e mise degne dei migliori costumisti di Cinecittà, andate in un qualsiasi locale l'8 marzo, oppure presentatevi a un concerto di Gianni Morandi.
Ieri sera, a Milano (Teatro Tenda, piazzale Cuoco, fino al 20 aprile), Morandi ha tenuto un concerto di due ore e mezza. Siamo arrivati alle 20:15. Abbiamo trovato facilmente parcheggio e, procedendo verso l'ingresso, ci siamo imbattuti in:1. gruppo di casalinghe invasate che sbagliano l'ingresso finendo in un parco, fin quando la "capo-branco" si rende conto dell'errore e grida "Ragaaazzzeeeee, di qua, seguite meeeee". Età media: 55 anni. (ragazze, appunto)
2. pullman di signore attempate provenienti da Bellaria, scaricate di fronte al tendone e diligentemente in fila per entrare con ordine. Durante il concerto Morandi nominerà Bellaria, e le signore si alzeranno in piedi in preda a delirio. Al che, persino lui incredulo, dirà: "Ma c'è della gente di Bellaria ?!!??"
3. signore con mariti trascinati a forza, in fila al baldacchino di piadine e panini a comprare un boccone prima di lanciarsi nella mischia
4. tale signora Simonetta che perde il portafoglio al bar del tendone e viene richiamata per ben due volte all'altoparlante: "chi fosse interessato... ehm, l'interessata trova il suo portafoglio presso i carabinieri, all'ingresso"
5. famiglie con genitori ultrasessantenni e figlie trentenni abbondanti, con padre che dice: "pensa, Morandi ha solo tre anni meno di me" (peccato che sembri averne 20 di meno)
6. coppie di madri settantenni e figlie cinquantenni, chiaramente clienti della stessa parrucchiera
7. famiglie con bambini piccoli che all'intervallo vengono messi in piedi sul palco
8. coppie di trentacinque-quarantenni
Il concerto è iniziato con Morandi che, dall'alto dell'impalcatura del palco scenico, imbragato con elmetto giallo e giubbotto arancione catarifrangente, si è calato lungo un'improvvisata "funivia" sopra il palco, cantando Volare, chiaramente con luce diffusa "blu, dipinta di blu". Indescrivibili le urla delle "sciure" in visibilio. Ha poi proseguito a cantare, per lo più accompagnato solo dalla sua chitarra. Niente musicisti. Talora partivano le basi delle sue canzoni e lui ci cantava sopra, ma di fatto è stato un bellissimo assolo di voce e chitarra. Ha scherzato con il pubblico mentre una voce diffusa, nelle pause, raccontava i passaggi salienti della sua vita e della sua carriera. Ha cantato pezzi cult come "Fatti mandare dalla mamma", "Andavo a 100 all'ora", "Un mondo d'amore", fino a "Banane e Lamponi", "Vita" (brano spettacolare, soprattutto quando duettò con Dalla), "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones" (con attuale riferimento alla guerra in Afghanistan, oltre che a quella del Vietnam, come da testo originale), e ancora, "Chiedi chi erano i Beatles", "Si può dare di più", per chiudere con "Uno su mille ce la fa", la sua canzone preferita.
Ma al concerto c'erano anche alcuni VIPs, seduti poco lontano da noi: Enrico Ruggeri, sua moglie, Andrea Mirò, e Nicola Savino, chiamati sul palco a fare un po' di numero.
E' stata una bella serata.
12/04/2008
15:13
15:13
Imbianchini e pubblicità
"scende leggeeeraaaaaa l'aria freeesca su di teeeeeeeeeee"
fffffiiiiiiii fffffffffiiiiiiiiiiiiii fiiiiiiiiiiii fffffiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
"com'è bell'a cccoooosa che c'è dddi lllààààààà" ...
"mmm mmm m mmmmmmmmm mmmmmm"...
"eri feeeeeeeliiiiiiiiiiice di rivedere le miiiiiie maaaaaani ... nai na na naaaainaaaaa"
"ta rai ra raaaaaaaa raaaa... e poi ti trooooooovooooooo"
ffffffffffffffiiiiiii fi fi fiiiiiiiiiiiiiiii ffffffffiiiiiiiiiii
Jesus Lazzaro canticchia e fischietta sereno, mentre sale e scende le scale a pioli, imbiancando la nostra cucina. Ha i capelli corti e bianchi, una tuta di jeans sporca di vernice bianca indelebile e le mani completamente ricoperte di acrilico. Dal suo cellulare una suoneria kitch irradia canzoni improbabili con voci di bambini a tutto volume.
Il suo aiutante, di origine slava, riceve telefonate a ritmo cadenzato. La suoneria del suo telefonino è un canto islamico. Lui si impegna a stendere giornali, teli di plastica e protezioni, per poi passare con il magico rullo.
Tra Jesus Lazzaro, che per definizione direi essere cattolico, e il collega, che immagino essere musulmano, il lavoro procede veloce e in armonia... mentre SuperTechMan sbircia tra le pagine di giornale appese dagli imbianchini, per leggere pubblicità che attirano la sua attenzione.
fffffiiiiiiii fffffffffiiiiiiiiiiiiii fiiiiiiiiiiii fffffiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
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Jesus Lazzaro canticchia e fischietta sereno, mentre sale e scende le scale a pioli, imbiancando la nostra cucina. Ha i capelli corti e bianchi, una tuta di jeans sporca di vernice bianca indelebile e le mani completamente ricoperte di acrilico. Dal suo cellulare una suoneria kitch irradia canzoni improbabili con voci di bambini a tutto volume.
Il suo aiutante, di origine slava, riceve telefonate a ritmo cadenzato. La suoneria del suo telefonino è un canto islamico. Lui si impegna a stendere giornali, teli di plastica e protezioni, per poi passare con il magico rullo.
Tra Jesus Lazzaro, che per definizione direi essere cattolico, e il collega, che immagino essere musulmano, il lavoro procede veloce e in armonia... mentre SuperTechMan sbircia tra le pagine di giornale appese dagli imbianchini, per leggere pubblicità che attirano la sua attenzione.
12/04/2008
14:43
14:43
Sentinell
Per un'emiliana come me, gli Umarells sono quei signori anziani che si aggirano per la città, con le mani dietro la schiena, osservando curiosi ciò che avviene attorno, manifestando particolare interesse nei confronti dei lavori edili. Sono generalmente solitari. A loro è stato dedicato un blog di grande successo: Umarells Uotching. In questo blog, a seconda delle situazioni, i protagonisti vedono il loro nome declinato con la desinenza "ell"... così un cane affacciato a una finestra, solitario, diventa un "canarell", un uomo con le mani in tasca che osserva lo skyline di Hong Kong è un HongKongarell e via così.
Ma nel blog degli Umarells, ancora mancano immagini di "Sentinell", il vicino di casa del piano di sotto.
E' di origine pugliese e si aggira per il cortile con basco e tuta blu d'ordinanza a osservare con attenzione ciò che avviene nel vicinato. Grazie al suo operato, sono emersi lavori edili che i dirimpettai della "setta" sembra stessero effettuando abusivamente in area condominiale comune, senza chiederci il permesso, è stata inoltre messa in luce una rottura alle pompe di scarico ed è stata portata l'attenzione del condominio sulla raccolta dei rifiuti.
Da qualche settimana, l'interesse di Sentinell è rivolto allo smantellamento di casa nostra. Sentinell abita sotto di noi, e appena ha visto i muratori in giro per il condominio ha iniziato ad agitarsi. Non stava nella pelle e meditava... meditava... cercava il modo di avvicinarci e farsi autoinvitare a prender visione dei lavori che si stavano svolgendo da noi. Un giorno ha fermato al piano terra SuperTechMan, consigliere condominiale, e con una scusa gli ha estorto una preziosa informazione: stavamo facendo i lavori in cucina. Un'altra volta mi ha vista uscire di casa e ha mandato la moglie in avanscoperta a dirmi quanto eravamo stati educati ad avvisare dei lavori attraverso un cartello appeso nell'ingresso. Poi non ce l'ha fatta più. Ed è salito.
"Buon-giorn!", ha detto in perfetto italo-pugliese. "Volevvv dirglll che i lavorr abbusivvv delll settt non son ancorrr finittt.... " farfugliava, aggiungendo, di punto in bianco "ma non è che vogllll vederrrr la vostrrrr cucinnnn"... SuperTechMan ascoltava senza proferire verbo, quando, in un attimo di distrazione, mentre il muratore usciva dalla cucina, Sentinell si intrufolava al suo interno e iniziava a guardare circospetto l'intonaco, l'impianto idraulico, quello elettrico, senza che SuperTechMan potesse far nulla per impedirlo.
Dopo cinque minuti di perlustrazione, Sentinell lasciava soddisfatto il nostro appartamento, dileguandosi senza dire altro...
Ma nel blog degli Umarells, ancora mancano immagini di "Sentinell", il vicino di casa del piano di sotto.
E' di origine pugliese e si aggira per il cortile con basco e tuta blu d'ordinanza a osservare con attenzione ciò che avviene nel vicinato. Grazie al suo operato, sono emersi lavori edili che i dirimpettai della "setta" sembra stessero effettuando abusivamente in area condominiale comune, senza chiederci il permesso, è stata inoltre messa in luce una rottura alle pompe di scarico ed è stata portata l'attenzione del condominio sulla raccolta dei rifiuti.
Da qualche settimana, l'interesse di Sentinell è rivolto allo smantellamento di casa nostra. Sentinell abita sotto di noi, e appena ha visto i muratori in giro per il condominio ha iniziato ad agitarsi. Non stava nella pelle e meditava... meditava... cercava il modo di avvicinarci e farsi autoinvitare a prender visione dei lavori che si stavano svolgendo da noi. Un giorno ha fermato al piano terra SuperTechMan, consigliere condominiale, e con una scusa gli ha estorto una preziosa informazione: stavamo facendo i lavori in cucina. Un'altra volta mi ha vista uscire di casa e ha mandato la moglie in avanscoperta a dirmi quanto eravamo stati educati ad avvisare dei lavori attraverso un cartello appeso nell'ingresso. Poi non ce l'ha fatta più. Ed è salito.
"Buon-giorn!", ha detto in perfetto italo-pugliese. "Volevvv dirglll che i lavorr abbusivvv delll settt non son ancorrr finittt.... " farfugliava, aggiungendo, di punto in bianco "ma non è che vogllll vederrrr la vostrrrr cucinnnn"... SuperTechMan ascoltava senza proferire verbo, quando, in un attimo di distrazione, mentre il muratore usciva dalla cucina, Sentinell si intrufolava al suo interno e iniziava a guardare circospetto l'intonaco, l'impianto idraulico, quello elettrico, senza che SuperTechMan potesse far nulla per impedirlo.
Dopo cinque minuti di perlustrazione, Sentinell lasciava soddisfatto il nostro appartamento, dileguandosi senza dire altro...















