16/04/2008
21:18

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SuperTechMan, la corsa col chip e i manager di oggi

Oggi al Workshop organizzato dall'Osservatorio sulle Business TV dell'Università Bocconi di Milano, cui prendo parte da un paio d'anni, ossia fin dalla sua nascita, si discuteva dell'importanza del web, di quanto le aziende ci stiano investendo, ma soprattutto della strategicità dei video nella comunicazione via internet.

Uno dei partecipanti, figure importanti in seno all'area comunicazione delle varie aziende presenti, si è mostrato decisamente controcorrente.

"Se oggi le aziende investono troppo nel web fanno un buco nell'acqua! Oggi si parla di Web 2.0... molte aziende ancora non ci sono arrivate, ma la sua evoluzione, il Web 3.0 è già alle porte! Le aziende rimangono affascinate da strumenti come Second Life, che di fatto è una bufala... quanti andrebbero a comprarsi un'isola inesistente spendendo soldi veri?? E i blog... Quando ho sentito parlare di aziende che aprono blog come se piovesse, mi è corso un brivido lungo la schiena... prendete Beppe Grillo. I suoi post arrivano a collezionare 3000 commenti... Ma chi ha voglia di leggerli??? Chi si mette a leggere un pop up che si apre a fatica e che è eterno??? Per non parlare di tutti quelli affascinati dall'illusione del multitasking... tutti questi giovani manager che sono sempre davanti allo schermo del pc, sempre collegati, sul web, con i palmari, con i cellulari, credendo di risolvere tante questioni contemporaneamente e in realtà non ne portano a termine neanche una!... Oggi la gente non comunica, perché su web non si comunica con l'altro... oggi la gente è fanatica di cose intangibili... come quelli che  per strada camminano sempre chini sul cellulare, come se dovessero risolvere chissà quali problemi solo pigiando sulla tastiera... e quelli che si mettono i chip nelle scarpe quando vanno a correre, continuando a guardare il telefonino per vedere i risultati delle proprie prestazioni..."

lamorachevola
(a voce troppo alta e sospirando, assorta): "come mio marito..."

La platea si è girata verso di me e mi ha regalato una risata solidale, all'unisono.

26/02/2008
22:02

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"La scelta" mi piace!

Ieri sera, dopo qualche ora con la tele spenta, mi è venuto in mente che era la prima serata di Sanremo.
Di solito, per una passione che non mi abbandona dai tempi in cui lavoravo in radio, seguo Sanremo tutti gli anni. Ho una certa memoria per i gruppi, i brani, la musica in genere.
Così, ho acceso la tv. Ho visto Zarrillo, i Finley, la clip in cui presentavano i "big" di questa sera (tra cui Little Tony, Minghi e Mietta) e mi sono addormentata come un sasso.

Ci ho riprovato questa sera, confidando nei giovani, e devo dire che questo è il pezzo che, almeno finora, mi piace di più, sia per il testo, sia per la musica, molto etnica.

Quello che si chiamava "ritornello", e che poi è diventato "refrain", fa così:

E mi sento un africano metropolitano
Con gli occhi da orientale
E il cuore di chi sa che andrà lontano
La mia casa è un altopiano al centro di Milano
E mi sento umano
Io mi sento umano…
E mi sento un africano metropolitano
Con gli occhi da orientale
E il cuore di chi sa che andrà lontano
E se ti sembra strano…io mi sento umano…


Il titolo è "Il nostro tempo", loro sono nuovi-nuovi (a parte essere stati invitati a tutti i pre-Sanremo) e si chiamano "La Scelta".

06/11/2007
23:57

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Omaggio a Enzo Biagi

Nel giorno della scomparsa di Enzo Biagi, non posso non ricordarlo.

E mi piace citare un consiglio che diede a Roberto Benigni: "Robertino, alla fine della vita rimangono solo i ricordi. Cerca di arrivarci con ricordi belli!"

E' anche per questo che è stato un indiscutibile Maestro.

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Dal Corriere, poi, un elenco delle sue meravigliose battute ironiche e dei suoi fantastici aforismi:

  • La democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola.
  • È difficile non desiderare la donna d'altri, dato che quelle di nessuno, di solito, sono poco attraenti
  • Quando sento dire che uno è considerato un innovatore perché decide di leggere il telegiornale in piedi, è come se ti chiedessero se scrivi con la biro o con la macchina, e quanto questo influisce.
  • Ho sempre creduto che, se c'è un posto al mondo dove non esistono le razze, questo è proprio l'Italia: infatti le nostre antenate ebbero troppe occasioni di intrattenimento.
  • La società è permissiva nelle cose che non costano nulla.
  • Dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione viene intervistato, dice la sua e anche quella degli altri.
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre: quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.
  • A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara.
  • I giornali sarebbero ansiogeni? Ma la Bibbia non comincia forse con un delitto?
  • Si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso.
  • La mia generazione trovava eccitante leggere un'edizione della Divina Commedia con le illustrazioni del Dorè. Adesso sui muri c'è scritto «Culo basso bye bye». Capisce che è un po' diverso?
  • Era così ignorante che credeva che la cedrata fosse un'opera minore del Tassoni.
  • Nel cinturone dei soldati del Fhuhrer c'era scritto «Gott mit uns», Dio è con noi. Hitler lo aveva arruolato; per fortuna disertò.
  • Siamo tutti fratelli, ma è difficile stabilire chi è Caino e chi Abele.
  • Siamo diventati gente che alterna le vacanze con le ferie.
  • Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice!
  • Il colera passa, i Gava restano. È dunque vero che se ne vanno sempre i migliori.
  • Difficile capire un Paese, scrisse un libellista, dove la stessa cosa è chiamata al Nord uccello e al Sud pesce.
  • Il denaro arriva sempre quando non si ha più fame.
  • Se il ridicolo uccidesse, avremmo uno sterminio.
  • La «devolution», una parola che sembra inventata da Celentano.
  • Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
  • La vita è un rischio che non si può fare a meno di correre.
  • Qualche volta è scomodo sentirsi fratelli, ma è grave considerarsi figli unici.
  • L'uomo, qualche volta, è come le scimmie: ha il gusto dell'imitazione.
  • Nella storia dell'umanità non cala mai il sipario. Se solo ci si potesse allontanare dal teatro prima della fine dello spettacolo.

30/06/2007
15:58

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marina barillari

Da sempre adoro intrattenere rapporti duraturi con le persone che incontro. Siano esse passate per la mia vita reale o virtuale. Quando vivevo con i miei, il salotto di casa si può dire facesse invidia a quello di Marta Marzotto, per le persone che per ore, ore, ore, fino a notte fonda, intrattenevo con discorsi che spaziavano dalle librerie alle auto, dallo studio al lavoro, dal giardinaggio a qualunque altro argomento potesse trovare in quello precedente fonte di ispirazione.

Sono una giornalista dal 1989. Ho iniziato a fare questo mestiere nel paesello natio (meno di 2000 anime), dove tutti si conoscono e dove un mestiere del genere ti fa diventare una delle "celebrità" del posto. Mi sono occupata di tutto: dal turismo alla musica, dalla cronaca nera alla cultura, all'attualità, alla musica. Ho lavorato nel quotidiano più letto della città e nella radio più nota della provincia. Ho collaborato con testate turistiche nazionali e ho gestito uffici stampa di vario genere. Di fatto per 11 anni (ho lasciato il paesello nel 2000) sono stata tra le persone che conoscevano più persone in provincia e che era maggiormente conosciuta.

Un giorno il mio caposervizio mi assegna un'inchiesta. Ero nella redazione che il quotidiano apre ogni estate al mare. Dovevo chiamare le agenzie immobiliari e gli alberghi del litorale per far emergere un confronto tra i prezzi proposti dai vari locatari, dovevo paragonare le condizioni di servizio offerte e andare in giro per spiagge a intervistare le persone che fruivano dei locali stabilimenti balneari.

Durante una di queste chiamate, fingendomi un'utente interessata, contatto il titolare di un albergo e la telefonata, sotto lo sguardo incredulo del mio caposervizio, si può dire abbia in un certo senso segnato la mia carriera:

lamorachevola: "Buongiorno, volevo qualche informazione relativa a una prenotazione di un paio di settimane presso il vostro hotel"

interlocutore:  "Un attimo, le passo il titolare"

titolare: "Pronto?"

lamorachevola:  "Sì, buongiorno, volevo sapere quanto mi può costare prenotare presso di voi dal 10 al 20 agosto prossimo, sempre che abbiate una stanza libera, s'intende"

titolare: "Signora, non si preoccupi, la troviamo..."

lamorachevola: "???"

titolare: "Guardi, nella soluzione bed and breakfast le costa X, mezza pensione Y, pensione completa Z"

lamorachevola:  "bene, e senta, per caso avete anche un parcheggio privato"

titolare: "certo, ha XY posti, alcuni dei quali con tettoia ... signora... come ha detto che si chiama?"

lamorachevola (guardando con occhi sgranati il suo caposervizio):  "Marina!"

caposervizio: "!!???!!!"

titolare: "che bel nome, tipico delle nostre parti... ma lei è delle nostre parti?"

lamorachevola: "ehm... sì, sì, ma me ne sono andata dopo il matrimonio..." (non ero neanche fidanzata!)

caposervizio: "??????!!!!!!!!!!!!"

titolare: "ah, beh, succede, ma di cognome, come fa?"

lamorachevola: "Barillari... ma senta, e posso portare il mio cagnolino nel suo hotel?"

titolare: "certo, se è un animale di piccola taglia, non c'è nessun problema"

lamorachevola: "perfetto, senta, allora mi consulto con mio marito e la richiamo"

caposervizio (ormai rapito dalla conversazione): "???????!!!!"

titolare: "signora cara, con una voce così, lei può richiamare quando vuole"

Da quel momento, oltre ad aver consolidato la stima del caposervizio per la naturalezza e il "sangue freddo" nel gestire queste situazioni, per molti imbarazzanti, sono diventata per gli amici "Marina Barillari": quella che intrattiene, parla di sé, fa parlare gli altri... tipo signora bene dei salotti più rinomati. E quando annunciai a questi amici la decisione di partire per Milano (no, dico, la Milano da bere!!!), beh, neanche a dirlo, si raccomandarono: "che il salotto sia bello ampio"... ci sto lavorando :-)