19/05/2008
17:59

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Sense of Humour

Mi sveglio all’improvviso di buon umore.

Ho un sorriso enorme stampato sulle labbra.

lamorachevola: “Ti ho sognato mentre eri in una stanza con il Collega Y che ti insegnava il giapponese. Avevi un pubblico di giapponesi, che quando riuscivi ad azzeccare la pronuncia applaudiva compiaciuto, in un’atmosfera surreale. Una platea di giapponesi che batteva le mani freneticamente, ognuno di fronte al proprio viso, per poi prodursi in una scenetta alla Pollon!”

SuperTechMan: “Non bastava il blog, ora mi prendi per il culo anche in sonno”.

06/05/2008
00:12

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Hara-Kiri per la Castella scaduta

Oggi il Collega Y, di ritorno dal Giappone, la sua terra natia, ci ha portato un gentile presente.
Si chiama Castella, ed è una torta tipicamente giapponese, portata fin laggiù dai portoghesi, nel Seicento.
Storia strana.
Di fatto in inglese la si definirebbe una "sponge cake", ovvero una torta spugnosa, ma così spugnosa, che è meglio mangiarla con del gelato, per esempio, per agevolarne la deglutizione e scongiurare il soffocamento.
Sulla confezione c'erano tanti disegnini giapponesi e due dati riconoscibili:
410 g.
e
08.05.07

ora... il primo era senz'altro il peso, ma se l'altro dato si riferiva alla data di scadenza, significava forse che stavamo per mangiare una torta scaduta un anno fa?
Leggendola "all'italiana", infatti, la scadenza sembrava l'8 maggio dell'anno scorso. Anche volendola leggere "all'americana", la situazione non migliorava: 5 agosto, ma sempre dell'anno scorso.
I giapponesi dovrebbero però leggere da destra a sinistra, quindi 7 maggio del 2008 (domani!), ma allora perché il peso è scritto da sinistra a destra??

Per far luce sull'arcano, SuperTechMan ha fotografato l'etichetta con il cellulare e ha mandato una richiesta di informazioni al Collega Y... che non ha ancora risposto.
Temiamo di aver consumato un dolce scaduto e che il Collega Y, per il disonore, abbia fatto hara-kiri!

20/04/2008
00:49

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Japanese Experience in Milan

La cucina giapponese non è solo sushi e sashimi. Soprattutto, non è solo pesce. E ieri sera il collega Y ci ha invitati in quello che lui reputa essere il miglior ristorante giapponese di Milano, per una vera Japanese Experience.
Il ristorante si chiama Kushi, che significa "spiedino". Lo chef è giapponese, la signora all'ingresso è giapponese, la clientela è in gran parte giapponese. I camerieri italiani, sudamericani, statunitensi, francesi e tedeschi.

Il collega Y inizia a ordinare: Niku Jaga, Higiki, Corocche, Kushi, Renkon, Hotate, Castella, Ogura Ice Cream.
Ci spiega tutto, piatto per piatto: alghe, manzo e uova, carne con patate e carote, cappe sante, spiedini, gelato al tè verde e ai fagioli rossi, sponge cake, ma inciampa su Rinkon.
Non sa come spiegarlo e neanche il suo fido traduttore elettronico gli viene in aiuto. Così, nel suo faticoso italiano, chiede al cameriere: "come dite in italiano 'rinkon'?" e il cameriere: "ah, noi se dice rinkòn, es un tùbero, no tenemos parola para dire rinkòn in italiano, es una pianta, como una nostra patata". Quando ho spiegato al Collega Y che il cameriere era sudamericano, è scoppiato in una rumorosa risata. Tornando serio, ci ha chiesto come avevamo fatto a capirlo...

A fine cena, il consiglio clou della serata: non quello di ricordare il nome di qualche piatto in giapponese, per fare bella figura la prossima volta, ma l'invito ad andare in bagno.
Sì. Nel bagno di Kushi ci sono water importati dal giappone e installati da un'azienda giapponese, per offrire agli avventori una vera Nippon Experience, anche senza andare in Giappone.
Il water giapponese ha la tazza calda. Una resistenza elettrica scalda il sedile per dare il necessario conforto, è il caso di dire, nel momento del bisogno. Non solo. Accanto al water giapponese c'è un display. Il display ha quattro pulsanti. Una volta portato a termine il compito per cui ci si è seduti sulla tazza, schiacciando "rear wash", un getto d'acqua tiepida viene sparato direttamente nella parte posteriore. "Front wash", invece, annaffia davanti. Il "dryer" asciuga il tutto e con lo "stop" si regolano le durate dei vari comandi. L'acqua del lavandino, invece, è gestita da un sensore che si sfiora con una mano.

Sono rimasta in bagno mezzora e quando ho aperto la porta c'era una lunga fila in attesa.
Purtroppo, era il bagno degli uomini... tanto era intuitivo il display del water-bidet, quanto era stilizzato e poco chiaro il simbolo sulla porta.

23/03/2008
23:17

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E' iniziato il periodo etnico.

La cucina giace esanime nella stanza in cui ha svolto il suo lavoro per oltre 20 anni.
Forno e fornello non funzionano più. In un momento di lucida follia abbiamo deciso di comprare un fornelletto da campo e una padella elettrica per sopperire e sopravvivere allo smantellamento, ma nel profondo del nostro cuore sapevamo che in realtà tra lo smaltimento della cucina vecchia e il montaggio della nuova ci sarebbe stato per noi un lungo periodo di cene al ristorante. Un periodo che SuperTechMan ha battezzato "il nostro periodo etnico".
Abbiamo infatti iniziato stasera con il Giapponese, scegliendo, pur con scarsa convinzione, quello più vicino a casa nostra.
Eravamo scettici perché fino a qualche mese fa in quel locale c'era un ristorante cinese.
Eravamo scettici perché la faccia del cuoco che avevamo visto uscire una volta dal locale a SuperTechMan sembrava cinese.
Eravamo scettici perché SuperTechMan non mangia pesce e c'erano solo due piatti di pollo.
Però siamo entrati ugualmente e ci hanno fatti accomodare nel "tatami", un gazebo di legno e tetto in paglia sopraelevato, piazzato in mezzo alla stanza.

lamorachevola: "ma il tatami non era un letto?"
SuperTechMan: "te l'ho detto che so' cinesi!"

Ci portano il menu. Io scelgo uno "Yakimeshi", descritto come "riso saltato con gamberi e verdure" e mi portano un liso cantonese... SuperTechMan prende un "Wasabe" e gli servono alghe flitte... al che decidiamo di provare con il dolce.

lamorachevola: "bignè di riso con adzuki"
SuperTechMan: "gelatina di adzuki con gelato al tè verde"
cameriera: "bene"
lamorachevola: "scusi, ma l'adzuki... ehm... esattamente cos'è?"
cameriera: "clema di fagioli lossi!"
lamorachevola: "ah!"

Domani reclutiamo il Collega Y e proviamo un giapponese in centro...

11/02/2008
00:24

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Collega Y docet

Weekend ferrarese con il Collega Y: uno scambio interculturale di grande interesse, grazie al quale ho imparato molte cose:

1. Anzitutto, che Daniel and Bob esistono. Vivono in una villa bellissima nella zona artigianale di Ferrara. Sono i proprietari di un capannone che si trova dietro questa villa e sono dei maghi del marketing: lavorano in un garage con una porta rossa a scacchi di vetro, accanto a cui campeggia un'insegna con il loro nome, che dalla via non si vede neanche. Sulla strada affaccia la villa e il loro nome è solo sul campanello. Un sito internet totalmente in giapponese e la porta molto British hanno fatto tutto: per i giapponesi in pellegrinaggio a Ferrara, Daniel e Bob sono autentici dei in terra. Il Collega Y, di fronte al garage con la porta British, è rimasto molto "surprised".

2. Esiste anche Felisi. Felisi ha un negozio in via della Spiga a Milano (ça va sans dire) e uno in Corso Giovecca, vetrina di prestigio ferrarese, nonché un capannone da qualche parte in città con 50 operaie e 10 negozi monomarca in Giappone. Anche loro sono geni del marketing: sono riusciti a convincere i giapponesi che qualunque borsa di pelle che costi meno di 500 euro sia un falso, le cui cuciture non potranno che disintegrarsi in pochi mesi. Siamo entrati da Felisi a Ferrara e la signora si è stupita del fatto che il Collega Y volesse per forza una borsa di pelle: "i giapponesi le preferiscono di tela"... il Collega Y ha cercato sul sito internet e in effetti le borse di tela vanno per la maggiore. Il Collega Y si riserva di decidere se sia il caso di spendere oltre 500 euro per una borsa in cui il suo computer entra a fatica!

3. Il Collega Y ci ha insegnato che anche Hydrogen è una marca italiana e in centro si è comprato una felpa scontata, dimostrando grande soddisfazione, pur pagando oltre 100 euro.

4. Abbiamo appreso che a volte in Italia il rosso dei semafori può essere esilarantemente più grande degli altri due colori. Secondo mio padre, è pensato affinché si veda meglio da lontano, soprattutto approssimandosi a incroci pericolosi. Secondo il Collega Y è una cosa "moooolto interessante"... meritevole peraltro di 5 minuti di grasse risate.

5. Ho scoperto che a SuperTechMan piace fare il gioco dei tanti significati, con cui ha tediato sia il Collega Y, sia la sottoscritta, per tutto il weekend:
si può dire polenta, ma anche un po' lenta
si può dire cielo, ma anche ce l'ho
si può dire ottanta, ma anche ho tanta
... e via così...

6. Io ho imparato a dire LÓÓÓ TALI, che significa "rotonda"... il Collega Y ha imparato a dire "sfigato", "bis" e "chissenefrega".

7. Ho imparato che in giapponese "samùi" vuol dire freddo, ma se lo dici socchiudendo gli occhi e con voce tremolante, come se stessi congelando, allora dimostri di sapere bene la lingua. Mentre se accidentalmente in giappone metti le dita nell'acqua bollente, ritraendole esclami "...aaazzzzzzz".

8. Ho imparato che in giapponese "Katzuò" è un pesce, un tipo di palamita...
"aaahhh sono quei pesciolini piccoli piccoli", ho detto io...
"nooooo", ha detto lui, allargando le braccia per mostrare quanto invece il Katzuò sia gigantesco ...
ci sono kàtzui e kàtzui, evidentemente.

9. SuperTechMan è venuto a conoscenza di un oggetto tecnologico di cui ignorava l'esistenza: un sistema GPS che, se lo porti con te, traccia il percorso che compi ogni giorno, dopo di che, sincronizzandolo con il PC, trasmette sulle mappe di Google Map i tuoi spostamenti, tracciandoli sulle cartine. Il Collega Y ne ha uno, e SuperTechMan lo vuole a ogni costo. Tuttavia, per non essere da meno, SuperTechMan ha parlato al Collega Y del sistema di memo-alert via sms di Google Calendar. Il Collega Y non ne aveva ancora sentito parlare e ha accolto la notizia con un "oooohhhhh" della durata di 5 minuti!

10. Dopo aver visto il Palazzo dei Diamanti, il Castello, il Duomo, Palazzo Schifanoia, il ghetto e la sinagoga, la Biblioteca Ariostea e la Prospettiva, il commento del Collega Y è stato: "Ferrara is very compact!".

... ma... dulcis in fundo, il Collega Y ha dimostrato di aver colto in pieno lo spirito ferrarese domenica mattina, quando siamo andati a prenderlo in albergo:

Collega Y: "eeehhhmmmm... zanzale sono ...eeehhhmmm... comuni qui in Fellara?"
SuperTechMan: "eccome, so' le ppiù fferosci der monno! d'estate 'nte sarva manco se tte metti l'autan, spruzzi l'insettiscida e tte chiudi dietro 'na zanzariera!"
Collega Y: "aaaahhh, capito!"
io: "perché?"
Collega Y: "c'era zanzala in camela stanotte... io andato in piedi su letto, fatto salto e SBBBAAAMMM ... schiacciata su soffitto... e visto c'era tante altre schiacciate su soffitto!"

... che dire?... certe tradizioni sono dure a morire!

03/02/2008
12:10

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il collega Y, le rotonde e Felisi

incoming message from Collega Y

"Ciao SuperTechMan, oggi ho voluto sperimentare l'autostrada italiana. Ho preso la A1 e sono andato giù giù attraverso Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, poi sono passato sotto un lungo tunnel e sono uscito a Firenze. Ero incuriosito dagli outlet della zona di cui mi hai parlato, e ho cercato di raggiungerli. Quando sono arrivato c'erano un sacco di cinesi e giapponesi arrivati con i pullman. Gli articoli di pelletteria erano strepitosi e a prezzi molto buoni, ma ho preferito risparmiare per spendere i miei soldi a Ferrara, la patria della pelle. Una cosa però non ho capito: chi ha la precedenza nelle rotonde??? Chi è dentro o chi entra? Ne ho incontrate tante fuori dall'autostrada, e davo la precedenza sia prima di entrare, sia, una volta dentro, a quelli che entravano. Sono difficilissime. Non esistono in Giappone. Pensa che in una sono entrato, ho fatto un giro, due, tre, finché un signore gentile non mi ha dato la precedenza e non mi ha fatto uscire. Sono molto stanco".

SuperTechMan: "emmmeno male che non gli ho detto che gli outlet ci sono pure in Sicilia!!!"


nota: quanto alla convinzione del collega Y relativa al fatto che Ferrara sia la patria della pelletteria, devo dire che forse sono io a non averlo mai saputo: l'amico Endriubazzi -dopo essere stato messo al corrente dalla sottoscritta di questo primato della nostra città- mi ha informato del fatto che ieri sera, su La7, nel settimanale Moda, c'era un servizio in cui si parlava di Felisi!!! Addirittura, un articolo online del 2005 riporta: "Felisi, nata a Ferrara nel 1973 come piccolo laboratorio artigianale di borse, si presenta al suo 32° anno di attività come realtà conosciuta in tutto il mondo".
Non si finisce mai di imparare. Grazie Collega Y.

02/02/2008
01:13

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Ferrara, la patria giapponese della pelletteria

Ferrara è la mia provincia natale.
E' nota per il Castello con il fossato attorno, per le mostre al Palazzo dei Diamanti, per la forma ovale di Piazza Ariostea, per la salama da sugo, i cappelletti, per il pampepato o pampapato che dir si voglia, per la nebbia che si taglia con il coltello, per le zanzare più grosse e feroci del mondo, per il pane a forma di "x" che si chiama "coppia", per i vini del Bosco Eliceo.
A Ferrara ci sono artigiani cui i ferraresi sono affezionati: Mastro P, per gli articoli in pelle, il gelataio del K2, Orsatti per la panetteria e la pasticceria, Zironi per i salumi, Giori per la paninoteca appoggiata al Castello e un tempo Zanolini per le camicie.
A Ferrara ci sono più biciclette che residenti. A Ferrara ogni anno ci sono il Palio in maggio e il Festival Buskers in agosto. A Ferrara, città degli Este, sono legati anche i nomi di Ariosto e Savonarola.

A Ferrara, però, NESSUNO conosce né "Daniel and Bob", né "Felisi"!

Ce li ha citati il collega Y, che per il 10 febbraio ha prenotato una stanza all'Hotel Europa, nel centro della città, con il preciso scopo di andare a fare man bassa di articoli di pelletteria.
Grazie a "Daniel and Bob" e a "Felisi", infatti, in Giappone credono che Ferrara sia la patria mondiale della pelle.
Così ci siamo documentati e abbiamo scoperto che:
  • "Daniel and Bob" hanno un sito tutto in giapponese e sono gettonatissimi sui siti di compravendita online nipponici; SuperTechMan li ha contattati, ma purtroppo a Ferrara non effettuano vendite al dettaglio...
  • "Felisi", invece, ha un negozio di articoli in pelle a via della Spiga (Milano) e uno su Corso Giovecca, proprio dove si trova l'hotel in cui ha prenotato il collega Y, che quando l'ha saputo, ha detto... "Grande!".
Purtroppo, per "Daniel and Bob" non potremo fare altro che accompagnarlo in religioso pellegrinaggio davanti al loro atelier.

02/02/2008
00:38

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il collega Y e il sistema di guida italiano

Y è il collega giapponese di SuperTechMan. E' arrivato qualche mese fa e rimarrà in Italia per un paio di anni. Ha comprato casa e ha avuto difficoltà con i termosifoni.
Qualche giorno fa ha pensato fosse arrivato il momento di noleggiare un'auto e dopo 13 anni che non metteva piede su un veicolo dotato di marce e frizione, ha deciso di entrare in un autonoleggio italiano.
Ha preso una Ford Focus e ha iniziato la sua avventura nella metropoli milanese.
Nell'ordine è successo che:
  • si è incasinato con il cambio manuale: continuava a pigiare sulla frizione pensando di frenare e non riusciva a scalare
  • non conoscendo minimamente la strada, è andato in panico di fronte a un bivio con cento indicazioni per direzione
  • ha scelto quindi di seguire un'auto qualsiasi, finendo chissà dove
Oggi ha cercato su internet informazioni sul sistema di guida italiano e ha trovato questo:



Auguri, collega Y!

01/12/2007
11:36

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il collega Y e gli "italian caloriferi"

Driiiiiiinnnn.

SuperTechMan: "Oh, hi Y, how do you do?"

Y: (...)

SuperTechMan: "mmmm, in general if you turn right, it's closed, if you turn left it's open..."

Y: (...)

SuperTechMan: "mmmm, do you know if it's centralized? ... yes, centralized means you don't decide on your own... it's the building that has put a timer..."

Y: (...)

SuperTechMan: "yes, there should be a legenda... A stands for Aperto (Open), C stands for Chiuso (Closed)... yes, ok, ciao"

io: "Ma che succede?"

SuperTechMan: "Y se sta a cccongelà! Ha i termosifoni freddi! Gli ho spiegato del riscaldamento centralizzato..."

io: "Ma chissà com'è da loro in Giappone?"

SuperTechMan: "Eh, lui vive in una casa di 50 metri quadri, piccolissima..."

io: "si, vabbè, ma mica c'avrà il bue e l'asinello, no???"

15/10/2007
14:55

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il monte Fuji in soggiorno

Mille pezzi. Il puzzle con i mille pezzi più piccoli del mondo è arrivato a casa nostra 3 settimane fa, direttamente dal Giappone. Raffigura una veduta sul Monte Fuji che si specchia in un laghetto, sulle cui rive sorgono 3 capanne, identiche tra loro, anch'esse specchiate nel laghetto. Colori dominanti: blu e verde, con larga parte di marrone. I pezzettini, tutti della stessa forma. E' un regalo da parte di Y, il collega giapponese di SuperTechMan.

Due settimane fa ho finito il cielo. SuperTechMan l'ha riferito a Y e lui, ridendo, ha espresso un "hahaha, tutto blu... hahaha".

Poi, l'entusiasmo iniziale è andato un po' sfumando e il puzzle itinerante ha iniziato a girare per casa durante le pulizie: sulla scrivania mentre pulivo i vetri, sul puff mentre spolveravo i mobili, in cucina mentre lavavo i pavimenti.

Così, ho deciso per un rush finale che doveva farmi ultimare il capolavoro entro il weekend. E così è stato. Al termine gli ho spalmato sopra la colla lucidante sulla cui bustina erano scritte le istruzioni in giapponese. SuperTechMan lo ha riferito a Y, il quale ha commentato: "felice di saperlo".

Una volta incorniciato, farà bella mostra di sé in soggiorno, con la scritta "Y and lamorachevola"  in giapponese.